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La preistoria
Nessun insediamento stabile di epoca preistorica o ligure è stato al momento scoperto sul nostro territorio. Il più vicino insediamento di epoca pre-romana venuto alla luce è il castellaro del M.Borgo, nel comune di Uscio, a circa 10 km da S.Ilario; presso la sommità di questo monte sono state individuate tracce di insediamenti umani stabili che si sono protratti in maniera discontinua tra l’età del Bronzo e l’età Romana. Un altro castellaro di epoca ligure (Età del Ferro) si trovava a Camogli; i più importanti insediamenti Liguri nelle vicinanze erano i centri preromani di Tigullia (Chiavari) e di Genova.
Scavi archeologici eseguiti negli anni ’80 in Loc.Nasoni, sulle pendici del monte Cordona a m.750slm., al confine con il comune di Bogliasco, hanno portato alla luce utensili del Paleolitico Medio (75000 anni fa) e del Mesolitico (8300 anni fa). Manufatti di epoca preistorica, in particolare attrezzi in pietra di età Mesolitica, sono stati rinvenuti sul M.Bastia, sul M.Becco e M.S.Croce.
La zona compresa tra la cima del M.Cordona e Case Cordona riveste in ogni caso un grande interesse storico; in questa zona non sono state rinvenute tracce di insediamenti stabili, ma certamente fu un luogo frequentato per il transito e l’ attività pastorale sin dalla preistoria.
Il M.Cordona fu interessato per tutto il periodo storico che và dall’ Età del Bronzo (1700-900AC.) all’inizio dell’ Età del Ferro dalla transumanza stagionale del bestiame.
Significativa è anche la scoperta recente di cosiddetto ‘suolo sepolto’. Ad una profondità di 10/30cm.
e per un’estensione di 4000/6000mq., è stato trovato ‘suolo sepolto’ localizzato su di un’area di forma triangolare sul versante settentrionale del crinale del M.Cordona; il deposito è costituito dai resti di copertura forestale di latifoglie incendiate in maniera sistematica nel periodo 1200-800AC.(Età del Bronzo). Lo spessore dello strato è di circa 50cm. e sopra risultano depositati successivi strati di materiale organico per concimazione a scopi agricoli e stabulazione di animali domestici.
Questo strato di suolo sepolto testimonia che per lungo tempo la zona fu soggetta ad incendi causati dall’uomo per liberare il suolo dal bosco e realizzare aree per il pascolo (ancora oggi la zona alta del M.Cordona viene popolarmente indicata come ‘le prè’). Il M.Cordona pertanto può considerarsi località di transito, se non proprio di insediamento umano, già da diverse migliaia di anni.
Un'ascia in pietra, alcuni monili e una pietra arrotondata usata probabilmente come proiettile per fionda sono stati rinvenuti in loc.Poggetto. Altri reperti sono riconducibili all’epoca imperiale romana.
L’epoca Tribale Ligure.
Fino all’arrivo dei Romani le vie di comunicazione passavano all’interno (sentieri di crinale) e su questi antichi percorsi si svilupparono i primi insediamenti difensivi. La pastorizia e la caccia erano le attività principali e, dato che la via di crinale passava dal M.Fasce, proseguiva fino al M.Cordona e raggiungeva Uscio, si può pensare che nella zona di S.Ilario l’attività nomade-pastorizia portasse ad insediamenti di tipo stagionale.
Sicuro indizio topografico di insediamento preromano sono risultati essere in tutta la Liguria i toponimi Castellaro/Castiglione. Sui nostri monti la cartina C.T.I. riporta il toponimo Castellaro per un luogo che si trova su di una costa molto impervia sopra Mulinetti di Nervi (Costa di Nosiggia). Effettivamente in questo posto vi sono ancora delle rovine probabilmente risalente ad una costruzione difensiva delle Ville di Nervi di epoca tardo-medioevale. Sopra all’abitato di Sessarego vi è un‘altra cima di montagna che porta il nome di M.Castelletti, in posizione assai dominante che può suggerire l’esistenza in questo luogo di qualche antico sito fortificato.
L’epoca romana
Durante il III°sec.AC. finisce il periodo Ligure-tribale; i Romani domano la resistenza delle tribù locali e iniziano la costruzione della strada a mare (219 A.C.) che trasformerà nel tempo l’assetto demografico della zona. La pace si perfeziona a prezzo di stragi e deportazioni, perché i popoli liguri (Apuani, Tigulli , Genuati , Sabazi ,Ingauni ed Intemeli) si mostrarono irriducibili combattenti, uomini e donne abituati a vivere sui monti (Castellari) cacciando e raccogliendo erbaggi come riferisce lo storico Diodoro Siculo attorno al 40d.C. ‘…..dormono nelle campagne e assai di rado in alcune vili baracche o piccoli tuguri e per lo più in rupi scavate ed in caverne fatte dalla natura’ ……
In particolare gran parte della popolazione facente parte della tribù degli Apuani (oltre 30000 famiglie) fu deportata in massa nel territorio dell’attuale Irpinia. Nel I°sec d.C.la Liguria costituisce la IX° Regione imperiale comprendendo il Nizzardo e l’attuale Piemonte.
Si assiste in epoca Romana ad un primo sviluppo di centri abitati stabili sul litorale specie in punti di intersezione tra i percorsi antichi provenienti dall’interno e la litoranea romana; in questo modo si sviluppò Ricina (Recco) ed il ritrovamento di monete imperiali fa pensare che anche Bogliasco fosse una ‘stationes’ lungo l’Aurelia.Nonostante il consolidamento territoriale e la costruzione della strada litoranea e l’incremento dei traffici, la colonizzazione romana non riesce a penetrare le impervie aree montane del Levante .Il borgo di S.Ilario trae esistenza da piccoli nuclei sparsi inadatti a diventare nucleo urbano in un rapporto di continuità degno di nota.
S.Ilario fu probabilmente inserito nella tribù Camilla con capitale a Genova; questo fatto è molto importante perché il comportamento storico delle Riviere fu spesso, in epoca Romana, in contraddizione con quello Genovese; Genova fu alleata di Roma mentre le riviere si schierarono spesso con i Cartaginesi. S.Ilario si trovò probabilmente in una zona di confine tra le terre Genuensi e quelle delle tribù liguri dell’interno ostili ai Romani.
La strada Romana risaliva da Bogliasco per via Funtanin superando l’asperità della Liggia e ridiscendeva sulla costa verso Nervi. Le vie di crinale, scendendo dal M.Giugo si intersecavano con quella Romana.
E’ proprio l’asperità della costa all’altezza della Liggia che, facendo deviare il percorso dell’Aurelia così come succede per Pieve, S.Apollinare e Megli, favorì la nascita di insediamenti di crinale (spesso soltanto posti di ristoro per uomini e bestie) anche sulla nostra collina.
Si ritiene in particolare vi fossero insediamenti sparsi tra Bogliasco, via Funtanin e la zona della ex scuola elementare. Forse S.Nicolò costituiva allora il limite superiore degli insediamenti in gran parte concentrati sull’asse spiaggia di Capolungo - ex scuola elementare - S.Nicolò - Parrocchiale; asse che segue il corso di un piccolo rio tuttora esistente.
Il primo Cristianesimo
Intorno all’anno 360 il vescovo Ilario, difensore del Cristianesimo dall’eresia Ariana, è costretto a lasciare la Gallia per andare in esilio in Frigia; la tradizione vuole che il nome del paese sia legato al passaggio o al soggiorno di Ilario sul nostro territorio proprio in questa circostanza.
Il più antico nucleo storico del nostro paese sorse, con ogni probabilità , nella zona compresa tra Poggetto, Pianello e Pagan, dove si trovavano, oltre a case di abitazioni ed edifici rurali, due torri; una era la sede del comune con annesse prigioni, e la seconda era una torre di avvistamento.
Questa supposizione si evince dalla presenza nella zona di particolari squadrature di muri in malta che non erano semplici muri di contenimento di fasce; ancora oggi in alcuni ruderi e abitazioni si nota la presenza di apposite feritoie dette ‘bocche di lupo’ che servivano come posti di guardia per protezione armata. Particolare risulta un edificio di via Pianello ,una volta fienile e stalla; questa costruzione, attualmente casa di abitazione, presentava precedentemente una torretta e un vano con due sedili contrapposti tipici di postazioni di guardia. La tradizione orale indica proprio in questo edificio la sede del vecchio comune e delle carceri.
Alla fine del IV secolo d.C. l’impero Romano si trova diviso tra Impero Occidentale ed Impero Orientale o Bizantino e la religione di stato è il Cristianesimo. Nel V Secolo le invasioni barbariche delle tribù germaniche pongono fine all’impero di Occidente e nel VI secolo la Liguria è occupata dai Bizantini (553) che la liberano dai Goti e la trasformano in Provincia Marittima Italorum riducendola ad una striscia costiera punteggiata da basi difensive senza rapporto di oltre giogo. Nel VII secolo la Provincia Marittima bizantina è conquistata dai Longobardi (643) che creano una forte monarchia centralizzata nell’Italia settentrionale; questa è sottomessa dai Franchi di Carlo Magno alla fine dell VIII secolo.
Tra il VII ed il IX secolo le incursioni dei pirati saraceni e normanni spingono le popolazioni a consolidare formazioni di nuovi insediamenti agricolo pastorali sulle colline, attorno ai luoghi di culto; questo assieme all’aumento della popolazione fa nascere i nuovi borghi . Con l’organizzazione sociale ed economica del versante meridionale del monte Giugo attorno alla chiesa di S.Ilario prende forma il piccolo paese omonimo, economicamente povero e culturalmente arretrato, capace di sopravvivere solo con la raccolta di frutti selvatici, la caccia e la pastorizia.
Tutto lascia prevedere che con l’avvento del Cristianesimo vi siano state grandi trasformazioni nell’organizzazione sociale ed economica.
In particolare l’economia non fu più incentrata esclusivamente sulla pastorizia ma venne sempre più affermandosi un’agricoltura che traeva impulso dall’attività dei monasteri di Bobbio e di Taggia.
Intorno all’anno 1000 in Liguria si realizzò il primo grande sviluppo dell’olivicoltura che fu essenziale per la nascita dei centri di crinale come entità intermedie tra le zone a pascolo e quelle mercantili lungo la costa. La chiesa risalirebbe a prima del 1198. Il Remondini nella sua raccolta dai Registri Parrocchiali, nel vol.II°, pag.139 elenca per l’anno 1207 le seguenti famiglie residenti a S.Ilario: Francesco, Cristofero, Forte, Fabio, Mansi, Calligari, De Guglelmi, Serchio, Simonetti, Bisagno, Delle Piane, Amerio, Campi, Rebecco, Corvo, Arata, Soracco, Dagnino, Di Parodi, Spezza.
Un atto di vendita del 1270 (Manoscritto del Beriana) indica come testimone un certo Presbiter Ioanes Minister S.Ilarii e cioè un parroco di S.Ilario, segno che la chiesa esisteva già.
Un inventario del 1325 marca la presenza di due campanili utilizzati per scandire le ore, trasmettere un pericolo, annunciare un evento e richiamare i fedeli.
Il Medioevo
Dal Giustiniani si apprende che nel XIII°sec. S.Ilario insieme a Colongo contava 154 fuochi (cioè famiglie).
La prima notazione storica di questo periodo riguarda la pestilenza del 1350 durante la quale la chiesetta di S.Rocco fu adibita a lazzaretto.
Le continue scorrerie dei saraceni che dal 1400 angustiarono gli abitanti della costa favorirono un nuovo sviluppo demografico collinare; da qui l’avvistamento delle navi saracene era più facile e la lontananza dalla costa permetteva di mettersi in salvo fuggendo nei boschi.
In particolare lo sviluppo di S.Ilario in questo periodo sarebbe testimoniato da una carta del 1435 nella quale tra Janua e Reco si legge il solo nome di Ilarius.
Un documento datato 1503 conservato presso l’archivio storico del comune di Bogliasco titolato ‘Strumento riguardante confini territoriali fra i Comuni di Nervi, Sant’Ilario e Bogliasco circa diritti di proprietà di comunaglia‘ conferma che il comune di Sant’ Ilario all’inizio del XVI° sec. già esisteva.
Nel 1537 S.Ilario faceva parte della giurisdizione del Bisagno che qui aveva termine.
Tutto il XVI°sec. fu all’insegna della difesa contro i Corsari. La prima incursione avvenne nel 1531 a Recco e l’ultima fu il devastante sacco di Sori del 1584.
Per difendersi da queste incursioni occorreva realizzare un valido sistema di avvistamento ; il luogo prescelto fu inizialmente quello di Punta Chiappa in quanto i Mori spesso accostavano alla Cala dell’Oro per rifornirsi di acqua nelle vicine sorgenti. Nel 1549 gli abitanti di Sant’ Ilario, assieme a quelli degli altri paesi del golfo, si lamentarono presso le autorità centrali per la divisione delle spese a cui dovevano partecipare per la guardia della Chiappa; essi ritenevano tale guardia inutile per la loro sicurezza e funzionale solo per i paesi di Recco e Camogli e inoltre questo posto di guardia restava spesso sguarnito; si cominciarono così a realizzare vere e proprie torri difensive.
La collettività di Sant’Ilario partecipò finanziariamente alla costruzione della Torre del Fieno, ultimata nel 1552, attraverso la riscossione di un canone per l’uso delle comunaglie (vedi).
Successivamente si decise di creare vere e proprie milizie locali che dovevano sia vigilare su possibili avvistamenti, sia partecipare alla difesa dei paesi in caso di attacco. Tra il 1583 ed il 1588 Sant’ Ilario contava con Colongo 250 uomini di guardia. Grande apprensione si ebbe sia a Nervi che a Sant’ Ilario dopo il sacco di Sori del 1584; in questa occasione molti abitanti si rifugiarono nei vicini boschi.
In una carta del 1608 (un po’ imprecisa!) viene erroneamente posizionata la località di Nerve e la loc.di Colongo nella zona di Sori.
Nei primi anni del 1600 fu fondata la confraternita di S.Nicolò; nei libri della confraternita di S.Chiara di Bogliasco la prima menzione di questa confraternita risale al 1604. Nel 1610 la Confraternita
di S.Nicolò si recò in pellegrinaggio a Chiavari in occasione dell’apparizione della Madonna dell’Orto.
La prima ‘veduta’ conosciuta della nostra collina è quella di un pittore fiammingo, Cornelio de Wael, risalente al 1637.
In primo piano è rappresentato il nucleo storico dell’attuale porticciolo di Nervi con la consistente spiaggia poi scomparsa; in secondo piano sono disegnati, con interessanti particolari il M.Giugo e S.Ilario. I boschi lambiscono il versante sud del monte, fino a correre ininterrotti sul crinale da Mulinetti alla cima del monte. Il versante sud appare diviso in grandi recinti di terreni, apparentemente privo di alberi (non sembrano presenti gli olivi) e con terrazzamenti appena abbozzati; sono invece consistenti i muri usati da recinzione delle singole proprietà, l’abbozzo di una casa torre appare sul versante di levante probabilmente nell’attuale zona del Pianello.
Il periodo storico compreso tra il 1650 ed il 1750 fu caratterizzato da due grandi epidemie di peste.
La prima si verificò tra il 1656 ed il 1657; la seconda fu la tremenda peste di Marsiglia che scoppiò tra il 1720 ed il 1722.
La leggenda vuole che Genova si salvò perché quando passò la nave che fu la fonte dell’infezione dinanzi al porto di Genova si alzò un vento così forte che la nave fu costretta a dirigersi a Marsiglia.
Durante questa epidemia la Repubblica di Genova curò in modo capillare la guardia delle coste affinchè tutte le imbarcazioni fossero controllate e gli equipaggi posti in quarantena.
Il Vinzoni fu incaricato di redigere un dettagliato Atlante della Sanità in cui furono minuziosamente elencati tutti i posti di guardia instaurati per i controlli della costa.
Per la popolazione di S.Ilario questo posto di guardia sorgeva in loc.Grimaldi (oggi sulla passeggiata a mare nella zona dei parchi).
Il Vinzoni così descrive questo posto di guardia:
‘Posto di Grimaldo ora Croce. In casetta di matteria rovinata.
Guardie n.6 compreso il caporale, giorno e notte.
Concorrono dalla parrocchia di S.Ilario e suoi quartieri circonvicini’.

Il Settecento
Lo sviluppo delle ville, la floricoltura, gli agrumi ed un primo turismo aristocratico caratterizzano il ‘700 di S.Ilario. Nel 1722 venne ampliato il piazzale della chiesa e nel 1763 fu acquistato l'organo.
Tra il 1746 ed il 1747 anche gli abitanti di Sant’Ilario parteciparono ai drammatici avvenimenti che coinvolsero Genova nella guerra di Successione austriaca. Durante il 1746 gli austriaci occuparono Genova; il 5 Dicembre si verificò la famosa rivolta di Balilla durante la quale la città di Genova riuscì a scacciare gli invasori. L’eco di questa rivolta determinò analoghe rivolte nel Levante cittadino che culminarono l’11 Dicembre , giorno in cui il popolo del capitanato di Recco, forte di 2000 uomini, riuscì a disarmare 3 compagnie imperiali austriache.
Ma gli austriaci non si diedero per vinti e nell’aprile del 1747 un esercito di ben 16.000 uomini guidati dal conte Schulemburg, avanzò nuovamente da Novi per riconquistare la città di Genova.
La parte più vulnerabile di Genova era proprio quella del Levante e così le comunità comprese tra Nervi e Recco furono mobilitate per organizzare una linea difensiva sulla linea dei monti compresi tra M.Moro, M.Fasce, M.Bastia , M Cordona e M.Becco; era in particolare molto vuneabile la sella di Bavari e più a monte il passo della Scoffera.
Nell ‘Aprile del 1747 un numero imprecisato di paesani di Sant’Ilario parteciparono alla difesa del passo dela Scoffera; difesa che poteva contare in tutto su 2818 uomini che a turno dovevano montare la guardia in loco; tuttavia questi uomini erano male armati, spesso non si fermavano a dormire in loco e anche gli approvigionamenti alimentari scarseggiavano.
Il maggior numero di paesani di Sant’Ilario fu comunque coinvolto nella difesa del M.Fasce e nella costruzione sul M.Bastia di un rifugio per permettere un presidio permanente sul monte da parte di almeno 200 persone; 150 paesani partecipaono alla costruzione di un ‘ridotto’.
Ma il 12 Giugno , quando gli Austriaci portarono il loro attacco, sulla Serra di Bavari ‘non avea pernottato quel numero di paesani che per l’opportuna difesa vi era destinato’ e gli Imperiali dilagarono fino alla città senza problemi; in somma una difesa davvero carente….
Il 24 Giugno il capitano Bertelli insieme al cavalier Pinelli con l’ausilio di 120 paesani riuscirono a smantellare alcune postazioni austriache sul M.Moro: ma ben presto arrivarono nuovi rinforzi Austriachi; il cavalier Pinelli restò ferito; circondato dai nemici fu barbaramente trucidato fino alla decapitazione.
Agli austriaci restava da conquistare ancora il M.Fasce per aprire la strada del Levante; il 4 Luglio si mossero da Apparizione verso il M.Fasce ed il M.Moro e riuscirono a conquistare la postazione.
Ma fu un fuoco di paglia perché di lì a poco l’esercito Austriaco dovette abbandonare le postazioni sui nostri monti per scontrarsi con i francesi che stavano avanzando in Piemonte.
 

La Rivoluzione Francese e l’800
Gli echi della rivoluzione francese del 1789 raggiunsero anche molti paesi della Liguria dove spesso assunsero un aspetto anticlericale.
A Sant’Ilario, nel 1798, un gruppo di rivoltosi giacobini, entrati in chiesa, vi asportarono diversi oggetti preziosi tra i quali il busto della reliquia del santo in argento ed alcuni ricchi lampadari; il parroco, Don Stefano Corvo, fu costretto ad abbandonare la parrocchia e restò in esilio dal 1798 al giugno del 1800.
Nell’anno 1800 il M.Fasce ed il M.Cordona furono teatro di scontri armati tra le truppe assediate del Massena e gli austriaci che accerchiavano la città.
In questo frangente sia la popolazione sia i soldati erano ridotti alla fame; così le truppe rastrellavano le case di S.Ilario alla ricerca di qualcosa da mangiare. Giunsero persino a dare la caccia agli asini ed ai muli che gli abitanti tenevano nascosti. Un asino di proprietà di un certo Bartolomeo, mugnaio di S.Ilario, fu scoperto in una stalla perché si mise a ragliare proprio mentre passavano le truppe francesi; il povero animale fu macellato ed arrostito sul greto del fiume.
Intanto nel 1797 a Genova, grazie all’intervento di Napoleone al fianco degli insorti rivoluzionari, nacque ‘La Repubblica Ligure’ che si diede una nuova costituzione fondata sulle idee ed i valori sostenuti dalla rivoluzione francese. Tra gli altri fu riconosciuto il diritto di voto a tutti i cittadini maggiorenni maschi senza distinzione di censo.
Fu così stilato per ogni comune una lista degli aventi diritto al voto.
Anche per S.Ilario fu redatto questo documento in cui si censirono 208 abitanti maschi maggiorenni.
Questo documento, firmato dal sindaco Marsano, riporta, in lingua Francese, oltre ai nomi ed ai cognomi di tutti gli abitanti maschi e maggiorenni di Sant’Ilario del 1806, anche la loro data di nascita e la loro professione.
Nel documento si trovano 32 Marzano (scritto con la z), 23 Sessarego, 17 Penco 12 Crovetto, 11 Massa, 10 Tasso, 8 Gnecco e 9 Risso; si elencano 158 lavoratori, 10 possidenti, 13 marinai,
5 negozianti e un cioccolatiere(?).
Nel 1815 Genova fu incorporata nel Regno di Sardegna.
La prima metà del 1800 fu caratterizzata sul piano sociale dal grande sviluppo del lavoro a domicilio; da una statistica del 1835 risultano impegnate nell’industria tessile a domicilio bel 415 persone.
Nel 1835 si verificò una grave epidemia di colera; il morbo arrivò dalla vicina Francia e causò nella città di Genova, che allora contava 85000 abitanti, almeno 2200 morti.
Il 20 Agosto 1835 il cardinale Placido Maria Tardini inviò una lettera a tutti i parroci della Diocesi con l’obbligo di lettura al popolo in cui si esortavano i parrocchiani a non dare ascolto alle voci che attribuivano il propagarsi della malattia a cause di avvelenamenti o venefici; in sostanza si chiedeva di evitare la caccia all’ ‘untore.’, si invitava ad uno stile di vita sobrio e all’assistenza dei malati.
A Sant’Ilario i morti furono 35; per evitare contaminazioni e ubbidendo ad una prescrizione già in vigore nel 1832 i morti furono sepolti sul M.Giugo in loc.Fossa dei morti (poco sotto la cima del M.Giugo nei pressi di alcuni cipressi). Dopo una breve pausa il colera riprese vigore nel 1837, anno in cui terminò l’epidemia.
Nel 1837 il comune costruì il cimitero sul territorio della Mensa Parrocchiale che rimase in funzione fino al 1915.
S.Ilario è citato dal ‘Dizionario degli stati Sabaudi’ del 1854 con una popolazione di 1343 abitanti divisi in 3 quartieri: Penco, Marsan, Piana.
Gli abitanti sono definiti ‘solerti e vivaci’ e si fa menzione di un’intensa produzione di aranci e limoni poi esportati in Francia.
Nel 1882 terminò la costruzione della strada carrozzabile e, con il lascito Bernardo Marsano’ nacque l’istituto Agrario.

 

 

 

Il Novecento
L'inizio del '900 vide l'apertura delle S.O.M.S (Società Operaia di Mutuo Soccorso); nel 1906 si inaugura la S.O.M.S di ispirazione socialista con sede in via S.Ilario, presso cui sorge un marmo che ricorda il nome dei soci fondatori; nello stesso anno apre anche quella Cattolica che si trova sul piazzale e che possiede una foto del 1908 con i soci fondatori.
Le S.O.M.S. furono costruite con l’ausilio finanziario e di lavoro dei soci fondatori.
Tra il 1910 ed il 1912 Rodolfo Valentino, ancora sconosciuto, frequentò la Scuola dell’Agricoltura.
Documenti originali e suoi scritti sono tuttora conservati nella scuola.
Si narra che Valentino nel 1920 tornò a S.Ilario, ormai ricco e famoso, su di una splendida auto americana per rivedere Felicia Sessarego, una vecchia fiamma che all’epoca aveva rifiutato il suo corteggiamento.
Il primo ‘900 fu portatore di diversi eventi luttuosi: accanto alla Grande Guerra durante la quale morirono 35 persone, un’epidemia di colera che ebbe il suo epicentro a Sori, si propagò anche a S.Ilario tanto che il municipio fu adibito a lazzareto.
Nel 1918 fu la volta della ‘influenza spagnola’ che arrecò un gran numero di vittime.
L’unico artista a livello nazionale nato a S.Ilario fu Maciste il cui vero nome era Bartolomeo Pagano.

Bartolomeo Pagano in arte Maciste.
Nel 1878 nacque a Sant’Ilario Bartolomeo Pagano, conosciuto come ‘Maciste’, artista dei primordi del cinema a livello nazionale.
Nel suo libro ‘Il barbiere di Maciste’ Lorenzo Beccati racconta in forma romanzata alcuni episodi della vita di Bartolomeo Pagano.
Tutto era cominciato con il provino per il film Cabiria(1914); stavano cercando un uomo grande e grosso con una forza erculea ed il capo sindacale di ‘Bertumè’ Pagano, all’epoca camallo al porto di Genova che raggiungeva ogni giorno da Sant’Ilario a piedi, lo convinse a presentarsi al concorso.
Il giorno in cui Bertumè partì per la sua avventura cinematografica Piazza Caricamento era strapiena di compagni del porto venuti a salutarlo; c’erano persino camalli sul monumento di Rubattino!
Bertumè passo il provino e divenne il mitico Maciste, nome inventato da Gabriele D’Annunzio.
Il ‘vate’ e l’attore si trovarono faccia a faccia, pur non conoscendosi, a Quarto durante l’inaugurazione del monumento ai Mille. Lo scultore Baroni per fare la statua di Garibaldi prese come modello proprio il Pagano, dando al condottiero le sembianze del camallo di Sant’Ilario.
Nonostante la sua avventura nel mondo del cinema Bertumè rimase quello di sempre: anche se ormai ricco continuò a rimpiangere gli anni del porto, i vecchi amici e a vivere in un modo assai modesto. Morì nel 1947. La villa Maciste, sua casa natale, si trova subito sotto il cimitero.

L’ex-comune di Sant’Ilario.
L’antica sede del comune di S.Ilario doveva essere in una casa con torretta nell’attuale via del Pianello.
L’archivio dell’ex-comune di Sant’Ilario è attualmente conservato presso l’Archivio Storico del Comune di Genova. I documenti conservati riguardano, salvo alcuni atti del primo ‘800, il periodo storico compreso tra l’unità d’Italia (1861) e il 1926; anno in cui il comune fu incorporato in quello di Genova.
Quasi nulla si è conservato prima del 1861; inoltre sono andati persi i dati dei censimenti dal 1861 al 1926 e i dati elettorali.
Tra i sindaci ricordiamo: nel 1914 il Cav.Matteo Crovetto, nel 1919 Capurro Giobatta.
La casa comunale fu costruita dopo il 1871. Nel 1882 terminò la costruzione della strada carrozzabile e, con il lascito Bernardo Marsano’ nacque l’istituto Agrario. Nel 1921 era sindaco di Sant’Ilario Crovetto Matteo.
Nel 1923 Il comune, per i gravi disordini riscontrati nell’amministrazione,fu commissariato.

Il Fascismo
Il 1921 ed il 1922 furono caratterizzato dall’ ascesa al potere del partito fascista.
In tutta la Liguria le elezioni del 1923 furono precedute da una lunga serie di atti violenti che le milizie fasciste perpetuarono contro le sedi dei partiti democratici; a Nervi fu requisita la bandiera rossa del partito socialista e la stessa cosa successe a Quinto.
Il partito di Mussolini vinse le elezioni ma in parlamento Matteotti denunciò le gravi irregolarità e il clima di violenza ed intimidazione in cui si svolsero le elezioni. Pochi giorni dopo Matteotti fu rapito; l’auto del rapimento risultò essere di proprietà dell’ avv.Filippelli, direttore del giornale ‘Corriere Ilaliano’.
L’avv.Filippelli temendo di essere incriminato fuggì da Bologna e fece perdere le sue tracce finchè non fu riconosciuto da un abitante di Capolungo, seduto su di un’ auto davanti all’ Hotel Eden. Avvisata la polizia il Filippelli fu arrestato al largo di Capolungo, luogo da cui si era imbarcato su di un motoscafo cercando una fuga via mare.Nel1923 il comune fu commissariato per i gravi disordini riscontrati nell’amministrazione.
Dal registro dei mezzi di trasporto del Comune di Sant’Ilario apprendiamo che nel 1923 a Sant’Ilario circolavano 5 automobili pubbliche, una privata, l’autocarro del floricultore Marsano Giobatta, 4 carrozze e 21 carri a 2 ruote. Nel 1926 Sant’Ilario terminò di essere comune autonomo e venne inglobato nel comune di Genova. A quella data il comune contava 1173 abitanti; la vecchia sede comunale venne trasformata in scuola elementare.
Dal registro dei mezzi di trasporto del Comune di Sant’Ilario apprendiamo che nel 1923 a Sant’Ilario circolavano 5 automobili pubbliche, una privata, l’autocarro del floricultore Marsano Giobatta, 4 carrozze e 21 carri a 2 ruote.
In archivio sono conservate le foto delle divise dei vigili urbani del 1923.
Nel 1926 S.Ilario termina di essere comune autonomo e viene inglobato nel comune di Genova.
A quella data il comune contava 1173 abitanti; la vecchia sede comunale venne trasformata in una scuola elementare in funzione fino agli anni '80.
Durante gli anni ’30 la SOMS socialista fu occupata dai rappresentanti del partito Fascista.
Il 9 Maggio 1936, con un famoso discorso radiofonico, Benito Mussolini proclama l’ Impero Fascista.Rocco, il campanaro di S.Ilario, uomo peraltro molto mite e tranquillo, fu in quell’ occasione rapito dalla retorica del regime e si mise a suonare le campane a martello per un’ interminabile quarto d’ ora.
Intanto nel 1938 arrivò a S.Ilario come prevosto Don Guiducci che venne affiancato all’anziano Don Cordiglia. Fin dall’inizio si presentò come un vero crociato, anticomunista convinto e assolutamente contrario a qualsiasi novità di vita e di costume.
Ecco alcune iniziative di Don Guiducci. Innanzi tutto le donne non dovevano andare a comunicarsi col rossetto sulle labbra o le calze trasparenti; rimase allibito quando nei primi anni ’40 comparve a S.Ilario la signora Questa, moglie di un direttore d’ orchestra che indossava i pantaloni!
A Don Guiducci, che risiedeva prima di diventare parroco presso l’ oratorio di S.Nicolò, non garbava che due innamorati se ne stessero per ore immersi nelle loro effusioni sulla panchina del piazzale dell’ oratorio.
Così un giorno decise di imbrattare di bitume il sedile della panchina; i due innamorati non se ne accorsero e si rovinarono i vestiti. L’ indomani don Guiducci si trovò davanti l’ innamorato che gli tirò uno schiaffo e lo insultò chiedendo il risarcimento del danno!
Fece notizia il malumore del nostro parroco quando, invitato ad un banchetto di nozze nel ristorante Lillo, si trovò a tavola vicino al filosofo Adelchi Baratono che tenne un breve discorso d’ augurio agli sposi citando il canto sesto dell’ Odissea che raccontava il romantico incontro tra Ulisse e Nausicaa.
Don Guiducci si infuriò considerando disdicevole se non blasfema la lettura del canto di un’ opera pagana come l’ Odissea.
La Seconda Guerra Mondiale.
Con i primi bombardamenti molte famiglie facoltose di Genova sfollarono nel nostro paese pensando di essere in una zona meno rischiosa. Le truppe italiane acquartierate presso la Scuola Agraria costruirono un bunker sul M.Giugo con funzioni di avvistamento che poi fu occupato anche dalle truppe tedesche.
A causa della scarsità di cibo cominciò un traffico di merci alimentari col basso Piemonte; si partiva a piedi con olio, sale, pesci e zucchero e si andava nell’ entroterra per scambiare questi prodotti con frumento e patate. Tutto quanto si produceva doveva essere portato all’ ammasso dove era valutato a prezzo politico. Siccome alla borsa nera il ricavo era dieci volte superiore ai produttori era fatto divieto di vendere ai privati.
Questo divieto non garbava alla contadina chiamata ‘Fella’ tanto che ogni giorno girava col suo secchio del latte da vendere nelle case. Un giorno si trovò la strada sbarrata dalle guardie annonarie che gli intimarono di consegnare il latte; per tutta risposta Fella alzò il secchio e rovesciò il latte sulle divise delle guardie. Fu arrestata ma evitò grossi guai ricordando che il figlio era al fronte a servire la patria.
Dalla fine del 1942 il Campo della Rimembranza fu occupato dalla Marina Tedesca che vi installò una stazione di avvistamento munita di antenna radar. I militari tedeschi qui acquartierati furono responsabili di diversi gravi episodi: il più grave si verificò il 14 Agosto del 1944 quando, nella villa vicina al Parco della Rimembranza, fu ucciso il figlio dell’ ing.Sanguineti, accusato di favorire i partigiani. Il cadavere fu gettato dalla finestra nel giardino sottostante e il sangue macchiò macabramente il muro sopra la strada.
Nel maggio del 1944 i nazifascisti fecero una retata tra giovani sorpresi a ballare nel campo di calcio della Serra; diversi furono deportati in Germania.
Un certo Appelius, gerarca fascista abitante in via Sant’Ilario, fu l’ inventore del poco edificante motto fascista ‘Dio stramaledica gli inglesi’ che il regime adottò per tirar su il morale della popolazione, riportandolo su stemmi e indumenti di propaganda.
Durante la seconda guerra mondiale numerosi furono gli attacchi aerei e navali delle forze alleate che in tal modo cercavano di tagliare le vie di fuga dei tedeschi; nel 1944 i bombardamenti si accanirono contro i ponti ferroviari di diversi paesi del golfo Paradiso; in particolare Recco fu praticamente raso al suolo, tanto che la polvere dei detriti arrivò sino a S.Ilario; anche il vicino Bogliasco subì, il 17 Luglio 1944, un bombardamento aereo con una ventina di morti e più di 70 feriti. Sant’Ilario fortunatamente non subì né gravi perdite umane, né danni materiali rilevanti; soltanto alcune bombe isolate furono scaricate sul nostro paese da un aereo solitario che gli abitanti soprannominarono ‘Pipetto’; in particolare nel 1942 una di queste bombe colpì in pieno una casa in loc.Rachero uccidendone il proprietario (un certo Angelittu).
Durante i bombardamenti gli abitanti si rifugiavano in due rifugi costruiti sopra Canascra. In particolare questi rifugi furono utilizzati nell’ aprile del 1945 quando i tedeschi minacciarono di far saltare la santa Barbara del Monte Moro.
Partigiani della Brigata Cichero, guidata da Gianbattista Lazagna, si nascondevano nel bosco sul versante settentrionale del monte Cordona in possimità del torrente Lentro, dove scavarono dei piccoli anfratti nel terreno in cui nascondersi in caso di rastrellamenti; si accedeva ai mini-rifugio tramite
un’ apertura di pochi centimetri che veniva poi coperta e resa invisibile con pietre e foglie.
La SAP (Squadra di Azione Patriottica) di Sant’Ilario era la Brigata Pittaluga; di ispirazione Libertaria contava 36 componenti.
Diverse sono le storie di partigiani uccisi dai tedeschi o dai fascisti.
Triste e documentata è la storia di Luigi Angelo Broglio, partigiano nato a Sant’Ilario il 19 agosto 1923 e fucilato il 12 luglio 1944. Broglio, studente di ingegneria, pur essendo nato a Sant’Ilario si trasferì con la famiglia a Piacenza dove viveva negli anni ’40. Il suo spirito critico antifascista lo portò all’espulsione dal liceo che frequentava. Si iscrisse all’università di Parma dove frequentò le associazioni giovanili cattoliche. Entrò nelle formazioni partigiane del piacentino; fu catturato dalle SS, incarcerato a Marassi, a lungo interrogato e torturato; infine fucilato il 12 luglio 1944 al poligono di tiro di Cibeno.
Bruno Bonanno, nato a Sant’Ilario il 13 Febbraio 1927, appartenente alla formazione partigiana ‘Brigata Longhi’ cadde il 23 Aprile 1945 a Sestri Ponente; due lapidi, al Castello di Nervi e in piazza Pittaluga, lo ricordano; anche una strada di Capolungo porta il suo nome per ricordare questo giovanissimo eroe morto a soli 18 anni.
Sull’Aurelia, poco prima del confine con il comune di Bogliasco, una lapide ricorda la morte di un altro giovanissimo partigiano: Giuseppe Zanchetta. Fu colpito da una fucilata partita da una camionetta di militari tedeschi in ritirata proprio alla Liggia il 26 Aprile 1945.
Punto nevralgico dei combattimenti tra partigiani e tedeschi nei giorni della liberazione fu l’ Albergo Eden dove erano saldamente installati i tedeschi.
Qui, in un’azione volta a cercare di recuperare armi, perse la vita il partigiano Antonio Pittaluga.
Il Pittaluga, cercando di tirare una bomba a mano contro il commando Nazista, venne colpito dai Tedeschi appostati presso una villa; gli altri componenti del commando partigiano furono imprigionati dentro l’Eden stesso. Qui furono allineati presso una fossa con di fronte una mitragliatrice, segno inequivocabile dell’ intenzione di procedere alla fucilazione. Furono lasciati in quella posizione tutto il giorno ma non furono alla fine fucilati perché gli eventi esterni (l’ormai imminente capitolazione dei tedeschi) convinsero i Nazisti a tenerli in vita anche per evitare rappresaglie future dei partigiani nei loro confronti.

Un’altra storia, di difficile conferma, fu riportata da un giornale locale nel 1991 quando morì un certo Rodolfo Gallazzini, barbone senza dimora, abitante in una misera baracca a Genova.
Quest’uomo raccontava di essere stato un pezzo grosso dell’esercito tedesco acquartierato a S.Ilario e di aver salvato la collina dalla totale distruzione opponendosi all’ordine di minarla e farla saltare.
Per questo ‘no’ al comando tedesco, Rudy perse la moglie e la figlia che si trovavano in Germania e che per ritorsione furono decapitate. Rodolfo si vendicò uccidendo il tenente che aveva ordinato l’esecuzione della sua famiglia.
Un’altra storia vera molto toccante è quella di Sessarego Luigi detto u ‘bestia’, massacrato di botte dalla divisione Monterosa per aver espresso ad alta voce il suo dissenso; per la storia delle torture che dovette subire e che portò per tutta la vita sul corpo e nella mente rimando al capitolo sulle storie orali.
I Tedeschi, dopo i bombardamenti aerei alleati che già semidistrussero il ponte ferroviario e stradale di Bogliasco, nel novembre 1944, prima di ritirarsi, fecero saltare quello che restava del ponte e iniziarono proprio nel tratto di ferrovia di Sant’Ilario la sbullonatura e la rimozione dei binari ferroviari.
Il 25 Aprile 1945 anche Nervi fu liberata dall’occupazione nazista; la sera del 26 Aprile gli americani della 92°div. Buffalo entrano in Nervi liberata.
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La storia del'BESTIA'scritta da Emanuele Marsano:
La storia del Bestia,una storia vera di libertà di pensiero.
Fino a poco tempo fa esisteva a Nervi in via Marco Sala , quasi di fronte a via alla chiesa Plebana un negozio che vendeva Stoccafisso e baccalà.
Ora è gestito dai figli , i fratelli Sessarego , ma un tempo il proprietario era lui ù Bestia , Sessarego Luigi detto u Giggio .
Era un vecchio omone originario di S.Ilario , con un grosso naso coperto da capilari in evidenza , che spesso passeggiava per Nervi , indossando un candido grembiule davanti e a volte si fermava bloccandosi guardando nel vuoto per la strada , per poi riprendere il cammino, come il tempo non si fosse fermato.
La cosa mi incuriosiva ed essendo un parente , chiesi ai miei vecchi.
Questi mi raccontarono , che il locale dove lavorava vendendo stoccafisso , mi ricordo ancora la sua frase” Cuju ti ù vò da testa o da cua “, anticamente era un bar , trattoria .
Ed in particolare raccontarono, che negli ultimi tempi del II° conflitto mondiale al passaggio della Monterosa , il Giggio esclamò “ Tei lì sti bastardi! “ purtroppo la cosa arrivò negli orecchi di questi.
Il povero Sessarego Giggio venne allora preso, portato alla Marinella dove, dopo un processo sommario , venne picchiato , legato ad una palma dei parchi di Nervi , gli furono strappate le unghie dei piedi e gli fù fatto fuoco sotto le piante dei piedi .
Non contenti dopo avergli legato una corda in vita , lo buttarono in mare, nell’acqua salata a martoriargli le ferite , con l’ordine di prendere un pesce con le mani.
La tortura fù terribile ed il povero Giggio finì prima in coma e poi dovette stare un anno a letto , non riuscendo più a camminare per le piaghe.
La forte fibra prevalse , e l’uomo si riprese anche se ogni tanto , aveva dei vuoti di presenza in cui fissava il vuoto bloccandosi.
Ma ormai per tutti era diventato “Giggio ò bestia “, appunto perche si raccontava che solo una bestia poteva aver sopportato tutte quelle torture, pur rimanendo vivo.
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Il Dopoguerra
Paolo Villaggio, negli anni ‘40 passò parte della sua infanzia a Capolungo; così ricorda quei tempi:
‘Mille volte ho corso giù per la crêuza del casello (la stazione) superavo i “troeggi”, che adesso chiamano lavatoi, e mi lanciavo in mare. Mi tuffavo dallo scoglio grande e dal “carabiniere, i più pericolosi.’
Sua è anche una descrizione del giorno della liberazione.
Il Monumento ai caduti fu rifatto nel 1952.
Nel 1957 Edoardo Firpo, massimo poeta dialettale ligure, fu sepolto a S.Ilario.
Nel 1965 presso l’Istituto agrario B.Marsano il prof.Francia realizzò la prima centrale termoelettrica ad energia solare italiana; era costituita da 271 specchi di 81cm.di diametro e funzionò regolarmente per diversi anni creando il calore necessario per riscaldare le serre.
Nel 1967 Farizio De Andrè scrive Bocca di Rosa.
La chiamavano bocca di rosa
metteva l'amore metteva l'amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l'amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant'Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.


La celeberrima strofa iniziale di Bocca di Rosa è senz’altro ciò che ha dato maggior diffusione e conoscenza al nome di S.Ilario.
Non a caso molte persone finiscono proprio su questo sito cercando qualche riferimento alla canzone.
Il fascino e la magia che ispira questa canzone và al di là del paese dove viene ambientata; è anche per questo che non ho mai voluto approfondire l’esistenza o meno di qualche motivazione particolare che giustifichi la scelta di Fabrizio proprio di nominare il nostro paese, che senz’altro lui conosceva.
Al di là di voli di fantasia, credo comunque che la scelta del nome di S.Ilario per l’ambientazione di Bocca di Rosa sia stata per Fabrizio del tutto casuale.
Ma certamente mi chiedo anche come mai ci siano 2 versioni, entrambe credo del 1967, di Bocca di Rosa in cui si alterna il nome di S.Vicario con quello di S.Ilario.
Ho l’impressione che la canzone non fosse molto ben vista dalla chiesa e che in particolare, la curia genovese abbia fatto pressione almeno per evitare che il nome del paese di Bocca di Rosa avesse un qualche riferimento geografico reale; e allora meglio ambientarla in un San Vicario senz’altro inesistente dalle nostre parti.

Il 2 Giugni 1987 un pastore sardo, Claudio Nicoletti, viene ucciso fuori dall’Osteria della Serra dei boschi dal guardiacaccia Carmelo Zagari dopo una futile discussione.
Erano da poco passate le due del pomeriggio ma alcuni cacciatori presenti in trattoria dovevano ancora mangiare. Avevano trascorso la mattinata addestrando i cani nella caccia alla quaglia, in un campo vicino alla Serra.
All’osteria rifugio il gestore Gaetano Crovetto aveva preparato per loro il pranzo, insieme alla moglie Giuliana, alla figlia Antonella ed al figlio Franco. Ad un certo punto un pastore entra nel locale chiedendo un brandy e viene servito; appeso alla cintura il pastore tiene un falcetto che, per la presenza di numerosi bambini e cani, il gestore Crovetto ritiene pericoloso.
Alla richiesta del gestore di lasciare fuori dal locale il falcetto il pastore rispondeva malamente; interveniva il guardiacaccia che si faceva consegnare il falcetto.
A questo punto il pastore reagisce; si riprende con la forza il falcetto e colpisce con lo stesso il guardiacaccia alla gola; ferito gravemente il guardiacaccia cade per terra, estrae la pistola e colpisce con 3 colpi il pastore che si accascia poco distante, morto sul colpo.

Nel dicembre del 1996 si sposa nella parrocchiale Beppe Grillo. E’ stata una cerimonia ‘bagnata’ e blindata (a porte chiuse), con il povero parroco Don Glauco Salesi impegnato fino all’ ultimo a smentire la notizia delle nozze.
Testimoni gli amici più cari ed alcuni parenti; Fabrizio De Andrè testimone dello sposo ha dichiarato ‘Per me Beppe è come un fratello’.Tra gli invitati il sindaco Adriano Sansa, l’architetto Renzo Piano e Antonio Ricci.
Beppe Grillo, residente sulla nostra collina,nel corso dei primi anni 2000 trasforma i suoi spettacoli, già precedentemente intrisi di satira politica, in veri e propri comizi in cui vengono attaccati i politici italiani dei diversi schieramenti.
Nasce così un vero movimento politico: il Movimento 5 Stelle che si presenta per la prima volta in diverse elezioni a base locale ottenendo subito un buon successo.
Ma la vera sorpresa si verifica alle elezioni del febbraio 2013, quando, in un quadro politico ed economico italiano devastato, il Movimento 5 stelle ottiene alla prima prova elettorale nazionale quasi il 30% di voti e diventa il 2° gruppo parlamentare italiano.
In questo frangente il nostro paese, quale luogo di residenza di Grillo, occupa spesso la cronaca dei giornali e per lungo tempo gruppi di giornalisti stazionano davanti alla villa di Grillo sperando di poterlo intervistare.




 
Beppe Grillo
 

LE SCUOLE
La scuola elementare sorgeva fino agli anni ’80 nell’edificio che fino al 1926 fu sede del Municipio del Comune.
Di fronte ad essa, a metà della salita di S.Ilario, sorgeva l’istituto delle suore che gestiva l’asilo infantile.
Ma l’istituto più importante è senz’altro l’istituto Agrario ‘B.Marsano’ costituito dal lascito con cui il 31 marzo 1882 Bartolomeo Marsano cedeva allo stato la piena proprietà degli immobili che possedeva a Nervi, S.Ilario e Bogliasco per un valore di 420000 Lire.
Con questo lascito intendeva agevolare lo sviluppo agrario di S.Ilario e fu il primo a comprendere il valore della coltivazione delle primizie in una zona climaticamente favorita dove, come soleva affermare, ‘si possono avere piselli a novembre e carciofi a dicembre’.
Probabilmente la costituzione dell’istituto non fu del tutto pacifica; il Cappi scrive nel 1892 ‘a S.Ilario è da visitare la costruzione della scuola dell’agricoltura tenuta chiusa dal governo per far valere dannosi capricci’.
Con legge del 17 Settembre 1924 la scuola diventa un Ente Consorziale Autonomo sotto il Ministero dell’Economia Nazionale.
Gli alunni erano soltanto 16 nel 1925 e 1926, 18 nel 1927 e ben 42 nel 1928, anno in cui furono inseriti nell’istituto ex assistiti.
Nel 1911 compì i suoi studi nell’Istituto Rodolfo Valentino la cui frequenza è testimoniata da documenti scolastici depositati nell’istituto.
Un’altra scuola femminile (probabilmente succursale dell’Agraria) sorgeva in Salita dei Marsano; la casa è oggi un’abitazione privata su cui si può scorgere uno stemma composto da una croce bianca in sfondo rosso; sul frontespizio vi era la scritta ‘Scuola Pratica Femminile Regina Elisabetta’.



 
``Classe elementare anni 50
 

I PARROCI
Il libro del Remondini sulle parrocchie genovesi ci permette di risalire molto indietro nel tempo con l’elenco dei parroci di S.Ilario.
A parte tre indicazioni non derivanti dai Registri parrocchiali (1270 Ministro Giovanni, 1311 Ministro Francesco, 1399 Ministro Cristofero de’ Caneto) i registri cominciano dal 1581.
Ecco l’elenco completo:
1581 Forte Fabio
1586 Mansi Cristoforo
1590 Calligari Cesare
1596 Calligari Domenico
1619 De Guglielmo Domenico
1642 Serchio Bernardino
1656 Serchio Gio Batta (morto di peste)
1658 Simonetti Lorenzo
1673 Bisagno Gio Batta
1705 Delle Piane Francesco
1732 Amerio Giacomo
1740 Campi Giacomo da Genova
1767 Rebecco Francesco di Nervi
1771 Corvo Stefano di Fontanabuona esule dal 1798 al 24/06/1800
1804 Axereto Luigi di Recco
1816 Arata Angelo di Orero
1829 Dellepiane Giacomo di Molassana
1851 Soracco Giovanni di Canevale
1857 Dagnino Giuseppe di Genova
1886 Guido Sebastiano ucciso da un fulmine nel 1899
1899 Antonio Cordiglia che fu parroco per ben 43 anni
1942 Guiducci Giuseppe
1976 Torre Fernando
1981 Calvi Parisetti Alessandro
1993 Salesi Glauco

La Confraternita di S.Nicolò
Confraternita di S.Nicolò
Presso la chiesa ha sede l’antica Confraternita di S.Nicolò.
Il primo documento che nomina la confraternita è del 1604;
Ultimamente è stato recuperato il libro originale dei ‘capitoli’ della confraternita risalente al 1632; i capitoli sono il regolamento che riguardava il funzionamento della confraternita; accanto a queste regole vi sono alcuni interessanti capitoli in cui si fa riferimento a particolari attività della confraternita tra il 1738 ed il 1790.
Nel 1748 la Confraternita attraversa un difficile momento e nei capitoli si legge ‘ l’ inosservanza dé più importanti nostri Capitoli rese abbattute le sostanze di questa nostra Santa’. Fu così stabilito di aumentare a Lire 4 l’offerta chiesta per seppellire con la cappa il confratello defunto e inoltre gli uomini del paese stabiliscono di donare alla Confraternita ‘sette pezzi d’erba della Comunità di Sant’Ilario per venderla all’incanto ogni anno e incassarne il prodotto’ (erano Comunaglie utilizzate per la raccolta del fieno).
Il 22 Aprile 1765 ‘essendo Priori Antonio Maria Marsano e q.m Tommaso e Bartolomeo Carbone’ fu deliberato di far ristorare la strada ‘delli Monti’ e cioè la strada del M.Cordona.
Il 25 febbraio 1770 i confratelli, riuniti in numero di 85, si propone di accomodare la strada che porta da Capolungo alla Parrocchiale ‘con farsi nel mezzo alla medema la sua riga de mattoni’.
In ottobre si stabilirà che la Confraternita stessa debba contribuire lei stessa al rifacimento della strada
‘per comodo delle processioni che si fanno fra l’anno’ stanziando la somma di lire 50, mentre altre 50 saranno stanziate dalla Masseria della Chiesa parrocchiale.
Nel 1776 troviamo un accenno all’esistenza presso la chiesa di S.Erasmo di Capolungo della Confraternita di N.S. della Colonna. Le due confraternite si accordano per una comune bocca di sepoltura per i confratelli ; non è precisato tuttavia dove dovesse essere costruita ed oggi di essa non vi è traccia né nell’oratorio di S.Nicolò né nell’attuale chiesa parrocchiale di S.Erasmo di Capolungo.
La lapide in ardesia posta nel muro posteriore della Chiesa di S.Erasmo del 25 Maggio 1663 è una lettera del pontefice Alessandro VII che concede ‘l’indulgenza plenaria’ a tutti i confratelli della confraternita della Colonna. Questa confraternita fu sciolta nel 1930. (studio di Pier Luigi Gardella)


 

 

Il Cimitero
Fino al 1835 si seppellì direttamente in chiesa; con l’entrata in vigore delle leggi Napoleoniche, ma soprattutto per una grave epidemia di colera, dal 4 Settembre 1835 le sepolture furono spostate fuori dall’abitato e precisamente sul M.Giugo in località ‘Oxelea de Faipin’; la zona dove si tumulò una trentina di persona è quella dove attualmente sorge un’uccelliera circondata da diversi pini e cipressi.
In seguito si seppellì nuovamente vicino alla chiesa in un sacrario tuttora esistente che misura m.5X2.
Sempre sul M.Giugo si seppellirono i morti per colera.
Un nuovo cimitero fu costruito sul terreno della mensa parrocchiale nel 1837 e lì si seppellì fino al 1915, anno in cui fu istituito l’attuale cimitero.
Il cimitero sorge in posizione dominante ad un centinaio di metri dalla parrocchiale in via dei Marsano.
Nel 1957 vi fu sepolto Edoardo Firpo. il maggiore poeta dialettale ligure.
Fu sepolto il 12 Febbraio e sulla sua tomba furono scolpiti questi versi:
Figgeu che pe e coste di munti
Ti beivi a e fresche vivagne,
appenn-a fiurisce e campagne,
ciammime un po unna mattin,
chissà che da quellu rianellu,
da qualche ramma de pin
no te risponde un pittin.
Nel nostro cimitero è anche sepolto Bartolomeo Pagano, in arte Maciste

 

POETI A S.ILARIO

Angelo Crovetto
Personaggio e poeta molto noto a Sant’Ilario all’inizio del ‘900, conosciuto come ‘l’orbu de Sant’Ilariu’.
Tra l’altro dedicò una poesia ad un altro storico personaggio di Capolungo: ‘u Billlen’, pescatore che accompagnava i turisti facoltosi col suo gozzo a quattro remi fino a Portofino.
La poesia si riferisce alla raccolta di fondi indetta dal sig.Briand, tra i barcaioli di Capolungo, per costruire il primo scalo marittimo del luogo.
Il Sig.Briand era molto noto a Capoungo nel primo ‘900, come ‘accompagnatore di bare’ di turisti facoltosi morti a Nervi , che dovevano tornare nei loro paesi di origine!

Gioanin Billen mainà antigu ,
che d’a cuffa u l’èa nemigo,
o l’è andaetu da-u scio Briand
cun i dinae streiti in te man,
‘Ecco chi gh’è i mae doi scui
i mae dinae sun segui’


Sant’Ilaio ato
Teiti gianchi a Sant’Ilaio;
neive gianca in sci olivi;
cose neuve a Sant’Ilaio!
Piggia o lapis,annotta e scrivi.
Marso o giassa, o vento o tia;
passa un brivido in te ramme….
in sce-o ma ghe pa de lamme.
In sce-a lelloa, in sce-a muagetta
macice gianche in sà e in là…
I cipressi pan bottigge
ammacciae de cacinasso;
ghe n’è ascì in sce-o campanin,
ma lasciù in sce-o cupolin….
Quattro giorni pin de so
cadi, queti, illuminae,
troppi fiori son sc-ciuppae….
ma a premua de vedde o so
a l’à faeti tramorti.
Sciuscia o vento, marso o giassa
e ven zù qualche pelucco
proprio chi in mezo da ciassa.
E.Firpo

A Sant’Ilario c’era il sole ieri,
e c’era il verde senza esitazioni
dei cipressi a drappelli nell’azzurro.
Sulla scala che parte dal tornante
e salendo disegna la collina
in dimore concluse, finalmente
ero autentico anch’io, senza più niente
dei miei modi acquisiti, scarnamente
in tutto uguale al minimo disegno
dell’uomo scuro che vagando taglia
la scia di sole in mare dicembrino.
Sospeso in questa luce forse spera
di lasciare un’impronta dentro l’aria.
A.Sansa da ‘La casa a S.Ilario’

Siamo nati da una collina di olivi sul mare
dove sotto ogni pietra si nascondono insetti
e semi pronti a germogliare.
Qui giace il tempo passato di donne
che ci portarono in grembo
e uomini commossi sapevano
tenerci la mano in ripide scale
di mattoni rossi che scendono alla riva.
Lassù hanno amato i nostri vecchi
e ameranno i nostri figli di nuovo;
forse presi un giorno d'estate da una pioggia improvvisa
entreranno abbracciati in un riparo di pietra
e da un'umida scaglia di ardesia rimossa
le farfalle, gli insetti, le scille autunnali
torneranno a sentire il calore del giorno.
A.Leporatti da ‘Fiori’

IL paese in collina(Sant'Ilario)

Le colline,verdi e fiorite,scendono,verso il mare,
dall'alto sembra quasi di toccarlo,
ne senti il profumo quando lo scirocco risale le terrazze,
i muretti a secco,rubati alla montagna......
Orti antichi,ricchi di fatica,addolcita di racconti vissuti,
tenacia, scolpita sui volti scavati di lontane radici.
Rosmarino,salvia,le cime dei muri ricche di profumi,li senti,
camminando la vecchia scorciatoia,mattone sbiadito,
pietra levigata dal tempo,memorie di storia portate dal vento.
R.Uccelli Musicista e Poeta


 

PERSONAGGI STORICI DI SANT'ILARIO

CONSTANCE WILDE: moglie di Oscar Wilde soggiornò in Via S.Ilario di Bogliasco dove morì nel 1898.
ANNASTASIJA CVETAEVA (Poetessa Russa): soggiornò nel 1902 alla Pensione Russa di Capoluogo e scrisse un diario del suo soggiorno.
ALEKSANDR SCRJABIN: compositore russo soggiornò nella stessa villa di C.Wilde nel 1905.
Vi compose il ‘Poema dell’estasi’.
PAUL VALERY
Soggiornò a Capolungo e così parla di Sant’Ilario in una sua lettera del 1928:
"Non conoscevo l'esistenza di questo Ilario dove risiedete. Mi domando se non sia uno di quei deliziosi paesini della riviera di Levante.
"Quel souvenirs m'ont brissés tels sejours de ce cote-là et très particulièrment un certain mois d'aout à Nervi - en 1887!" (Quali ricordi mi hanno lasciato i soggiorni in quei posti e in particolare un certo mese di agosto nel 1887!).
JULES MICHELET: storico francese soggiornò in via Aurelia 1 nel 1853 e vi scrisse ‘La mer’.
SUOR NORA MASSA(1880-1967):nata a Sant'Ilario si distinse per l'apertura di numerose case d'accoglienza e compose inni religiosi.
RODOLFO VALENTINO: studiò alla scuola dell'Agricoltura nel 1910.
BARTOLOMEO PAGANO: attore conosciuto come Maciste negli anni '20.
EDOARDO FIRPO: massimo poeta genovese sepolto a S.Ilario nel 1957.
FABRIZIO DE ANDRE': ha immortalato S.Ilario in 'Bocca di rosa'
PAOLO MANTOVANI: presidente della Sampdoria dello scudetto.
GIOVANNI FRANCIA: pioniere dell’energia solare realizzò a Sant’Ilario uno dei primi impianti solari.

PERSONAGGI ATTUALI DI SANT'ILARIO
BEPPE GRILLO: comico e politico residente a S.Ilario.
TULLIO SOLENGHI: attore nato a S.Ilario.
ADRIANO SANSA: ex sindaco di Genova e autore di poesie sul nostro paese.
FERRUCCIO SANSA: giornalista e scrittore.
PAOLO VILLAGGIO: visse durante la guerra a Capolungo.

GRUPPI ARTISTICI,CULTURALI E MUSICALI
THE BLUES JEANS - gruppo musicale
ACUSTICO MEDIO LEVANTE - gruppo musicale

ARTIGIANI, COMMERCIANTI E FIGURE POPOLARI
In questa piccola storia locale ho ricordato un po’ di nomi di persone famose, di grandi proprietari o di seriosi intellettuali, ma se devo dire la verità credo che non siano loro ad aver fatto la storia del nostro paese. Anzi spesso sono stati semplicemente degli ‘ospiti invadenti’ poco interessati alla realtà sociale di Sant’Ilario, insomma dei portatori di interessi forti contro cui il debole si è sempre dovuto inchinare per sopravvivere.
La vera storia di un paese, e specialmente del nostro, è fatta di donne e uomini umili, dai muratori ai falegnami, dai giardinieri alle balie, dal fornaio al parrucchiere, dal medico di famiglia al pescivendolo ambulante.
I loro nomi hanno scarsa importanza, direbbero qualcosa solo a chi li ha conosciuti direttamente, ma è questa gente onesta e silenziosa che ha veramente costruito la nostra storia.
Nel secondo dopoguerra Sant’Ilario era ancora abbastanza distante da Nervi o da Genova.
Molti scendevano a ‘valle’ solo per le grandi occasioni o per andare al mare.
Si comprava nei negozi locali specialmente gli alimentari.
Negli anni 50/60 a Sant’Ilario erano aperti 5 negozi di alimentari e 2 macellai.
Gli alimentari erano: dai Baggiani (ancora aperto in via S.Ilario), dall’oratorio (dove adesso c’è un box), e poi i 3 più famosi: dal Becca dopo la SOMS sull’ultimo tornante, dalla Costa dove adesso c’è il Ristorante Carmelo e dal Mescia (dove ancora c’è un negozio alimentare).
In particolare la Costa era anche panificio; con il forno che per le feste poteva essere usato dalle donne del paese che arrivavano con torte di verdura o pandolci fatti in casa da mettere a cuocere.
Vi erano poi 2 macellai, uno a Canascra ed uno vicino alla Costa; sempre vicino alla Costa c’era il barbiere.
Il pescivendolo era il famoso ‘u menettu’ che saliva da Capolungo con la sua ape sgangherata e si fermava sotto le case annunciandosi con il classico grido ‘anciueeeee….’.
C’era il falegname Luen con la sua buia bottega piena di pialle e di mole alla Posa Neua (vicino ala scuola).
D’estate passava il venditore di ghiaccio da usare per rinfrescare a ‘giassea’ antenata del frigorifero.
D’inverno era la volta dello spazzacamino e del carbonaio che tutte le mattine accendeva il riscaldamento nella scuola.
Per finire non posso dimenticare il medico di famiglia per antonomasia: il Dottor Pellegrini (1931-1992 a cui ultimamente è stata intitolata una via di Nervi), che veniva a visitarti a casa, spesso in un bagno di sudore, a volte accompagnato dal suo cane; che ti chiedeva un bicchiere di latte non tanto caldo, se c’era qualcosa di buono si fermava a mangiare e una volta si è fermato a fare i compiti dettandomi il riassunto di un canto di Dante!
Quando se ne andava forse non eravamo guariti ma sicuramente eravamo più rilassati.

DISCORSO PER INTITOLAZIONE VIA PELLEGRINI A NERVI (2009)
Riccardo Pellegrini era nato a Bogliasco nel 1931, ma si era sempre considerato
Nerviese, perché aveva solo pochi mesi quando la famiglia si trasferì a Nervi. Seguì la sua vocazione studiando con passione medicina, infatti iniziò la sua carriera sostituendo l’anziano Dr. Rumazza, come medico di famiglia con studio in via S. Ilario. La clientela del dr. Pellegrini andava via via allargandosi a tutta la delegazione e successivamente all’intero ambito territoriale della USL.
Egli con tutti i colleghi aveva instaurato un rapporto basato sull’amicizia e la solidarietà. Era una persona con un notevole senso dell’umorismo, questo lo aiutava a sdrammatizzare le situazioni più difficili, rendendo più leggero il peso della sua professione, già dura, e non facile a risollevare il morale dei suoi pazienti. Insieme a Mario Vergani era considerato il miglior barzellettiere di Nervi.
Era amato da tutti, perché aveva un carattere splendido, tenero verso gli altri,sempre disponibile verso il prossimo e non serbava rancori.
Amava Nervi e proprio per questo amore decise nel 1976 di accettare di diventare Presidente del primo Consiglio di Delegazione di Nervi – Quinto - S.Ilario. In quella veste egli fece del suo meglio, agendo come sempre con misura e intelligenza, nel tentativo di trovare una valida soluzione ai molti problemilocali. Quando si rese conto che l’impegno richiedeva energie e tempi,incompatibili con la sua professione, onestamente rinunciò all’incarico.
Il dr. Pellegrini oltre ad essere un bravo medico era un grande uomo sempre
pronto e a disposizione di tutti, anche se a volte era stanco e affaticato non
abbandonava mai chi aveva bisogno della sua opera, anche quando i suoi problemi di salute non avrebbero permesso questi ritmi a cui era abituato,egli
non e mai riuscito a risparmiarsi fino alla morte. Io ricordo bene quest’uomo che ho conosciuto fin dal mio insediamento di Comandante della Stazione Carabinieri di Nervi, come persona piena di umanità e valori che purtroppo oggi si sono persi e spesso non apprezzati da tutti.
Io oggi sono qui come presidente del Municipio unitamente a tutti voi per intitolare questa strada che rimane nei pressi dell’ex Ospedale di Nervi, luogo tanto caro al nostro dottore, apponendo questa con il suo nome a ricordo e testimonianza di un grande uomo con un grande cuore pieno di umanità e valori non comuni.

PUBBLICAZIONI CHE PARLANO DI SANT’ILARIO
ADRIANO SANSA -LA CASA DI SANT'ILARIO – 1977 ed.Resine. Raccolta di poesie.
A.CASAZZA –LA VILLA DI SANT'ILARIO – 2008 ed.Fratelli Frilli. Giallo.
ANDREA PODESTA'– BOCCA DI ROSA – 2009 ed.editricezona .Divagazioni intorno alla canzone di De Andrè
E.ZANNONI G.Raineri - NATA NEL 1906 - La nipote riprende il diario personale di una maestra che ha insegnato a S.Ilario negli anni '30.
LORENZO BECCATI -IL BARBIERE DI MACISTE – 2002 ed.Kowalski. Diverse pagine rievocano la vita di Bartolomeo Pagano (Maciste) in forma romanzata.
FILIPPO PATANE', PIER LUIGI GARDELLA - NERVI, PASSEGGIATA IN CARTOLINA - 2010 - interessanti cartoline e note storiche su Capolungo.
ALDO LEPORATTI - SANT'ILARIO LIGURE - 2012 ed.l'Espresso- la storia del nostro paese.Questo libro raccoglie quanto contenuto in questo sito; è in vendita contattando l'autore presso la mail lepo52@libero.it.
PIETRO RISSO MARCELLA ROSSI PATRONE - Nervi- Sant’Ilario - Quinto Nuova Editrice Genovese (2013)

PITTORI A SANT'ILARIO
Il pittore Rito Baccarini dipinse nel 1959 l’oratorio di San Nicolò; tale rappresentazione divenne poi un volantino pubblicitario della ditta farmaceutica Dottor Giuliani.
Giovanni Governato: pittore futurista visse e operò a Capolungo dal 1930 al 1951. dipinse nel 1959 l’oratorio di San Nicolò; tale rappresentazione divenne poi un volantino pubblicitario della ditta farmaceutica Dottor Giuliani.
Il pittore Cesare Bentivoglio(1868-1952) è l’autore di Chierichetti a Sant’Ilario.
Il pittore Berto Ferrari ha dipinto‘Riviera in fiore’ nel 1968.

 
La tomba di Edoardo Firpo
 

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