IL TERRITORIO DELL'EX COMUNE DI SANT'ILARIO LIGURE
I confini dell’ ex-comune di Sant’Ilario si evincono dalla carta ASG 1907 ‘Mappa d’insieme e dei cofini comunali’.
Vediamo qui di seguito dove passava la linea di confine:
VERSANTE NORD:
Seguiva il corso del Torrente Lentro dalla confluenza del Rio Valle Scaglia, che scende dal versante settentrionale del Monte Croce, alla confluenza del rio Fontanascura, sul versante settentrionale dei monti Cordona e Becco.
VERSANTE EST:
qui il comune di Sant’Ilario confinava con il comune di Bogliasco e per breve tratto con quello di Sori.
Partendo dal mare il confine passava dalla Liggia (dove oggi c’è la pietra miliare che indica l’inizio della città di Genova), risaliva per via Bogliasco, via degli Agei, fino dopo la Serra di Musanega, lungo la via Serra di Musanego (la pedonale che porta a Sessarego), Dopo il rio Leccada proseguiva sul versante orientale del Bric Gianesi, si inoltrava nel bosco della Fontanassa, raggiungeva Case Cordona, discendeva lungo la val di Lentro spostandosi verso levante fino al rio Fontanafredda, che seguiva fino alla confluenza nel torrente Lentro. In questo breve tratto il comune di Sant’Ilario confinava con quello di Sori.
VERSANTE SUD:
Qui il confine era il lido del mare, nel tratto di costa compresa tra la Liggia e il lato di ponente della spiaggia di Capolungo.
VERSANTE OVEST:
Dal mare il confine segue via Ancona, sale ad est dell’Hotel Eden per via Canascra; qui segue il percorso di un fossato fino sull’Aurelia; sale poi, tenendosi sempre ad est di Canascra, segue il fosso Gattego fino a San Rocchino e supera la chiesa di San Rocco, sempre leggermente a levante.
Prosegue risalendo la vallata lungo il sentiero che porta a S.Maria Maddalena; da qui prosegue in discesa fino a raggiungere il Torrente Nervi; dal fiume risale lungo il Rio Costalunga e raggiunge il Malpasso.
Da qui piega a ponente fino alla cima del Monte Croce e infine scende nel versante della val Lentro seguendo il percorso del Rio Valle Scaglia fino al torrente Lentro.
L’ASPETTO GEOLOGICO.
Il territorio di S.Ilario si estende su 2 colline, Il M.Giugo ed il M.Cordona.
Entrambe fanno parte del più vasto gruppo del M.Fasce e sono geologicamente costituiti di calcare marnoso eocenico. In tutta la zona è possibile rinvenire un particolare fossile a forma di labirinto il cui nome scientifico è Helminthoidea Labyrinthica.
E' un fossile dell'eocene provocato probabilmente dallo spostamento sulle rocce di animali vermiformi. Il suo nome locale è 'ciappedie'perchè il fossile ricorda le impronte delle dita.

I MONTI
I nostri monti, che attualmente si presentano assai spogli, secondo quanto riferisce Plinio nelle sue ‘Lettere ai Romani’, nell’antichità risultavano completamente coperti di boschi di querce e lecci.
M.Giugo m.485
La cima del M.Giugo si raggiunge agevolmente sia dalla Serra dei Boschi, sia dalla Serra di Musanega (vedi itinerari).
La parte settentrionale del monte è ricoperta da un folto castagneto che dalla cima scende fino all'alveo del Torrente Nervi.
In esso sorgono molte stallette anticamente usate per la raccolta e l'essicazione delle castagne o per ricovero di animali.
Bric Cianesi m.616
E' una semplice asperità erbosa sulla costa che porta dalla Crocetta al M.Cordona dove si alternano prati e piccole pinete.
M.Cordona m.803
La sua cima erbosa è facilmente raggiungibile dalla loc.Case Cordona (m.775) che si trova lungo il percorso della carrozzabile Apparizione-Uscio.
Questo interessante monte è caratterizzato dalla vetta lineare e parzialmente ricoperta da pini artificialmente introdotti all’inizio del 1900.
E’ ricco di sorgenti molto conosciute e sfruttate.
Il versante meridionale è nettamente diviso in 2 parti: la parte occidentale da cui scendono numerosi fossati che vanno a formare il T.Nervi (R.Bolasco, R.Seggioni, F.Costalunga, e F.Grande delle Anime) e quella orientale le cui acque confluiscono nel R.Burchi.


LE GROTTE
Il gruppo del M.Fasce è ricco di cavità per la presenza di diverse zone lievemente carsiche.
Il ‘Catasto delle grotte Liguri’ elenca nella nostra zona ben 18 grotte di cui 5 marine.
Le marine sono quasi tutte indicate nel porticciolo di Nervi; non so se con le continue rettifiche della morfologia di questo ambiente (insabbiamenti e successivi svuotamenti, mareggiate ed interventi umani) si siano mantenute integre.
Nella zona del porticciolo sono indicate 4 grotticelle anche abbastanza profonde; la maggiore è la grotta della Madonna con uno sviluppo di 34 m; le altre sono: la grotta Daniela (11m.), quella del Giorma (20m.) e l’antro delle Corde (14m).
Un’altra grotta con accesso marino è la grotta della Liggia (25m.) situata sotto la località omonima al confine con il Comune di Bogliasco.
Più complesso è lo sviluppo delle grotte terrestri.
La più profonda del M.Fasce è la Tan-na du Suia che si trova sul versante nord del monte insieme alla Tana dell’Orso e alle 2 grotte du Paulin.
Sul versante sud una zona particolarmente ricca di anfratti, anche se di piccole dimensioni, è la Cresta del M.Moro nei pressi della quale sorge il Pertusu du Cante (rio Quinto) che con i suoi 24m. di sviluppo è la più estesa.
Nella zona della Cresta del M.Moro sorgono inoltre la Tan-na dell ‘Hydromantes (10m.), la Tana della Nebbia e la grotta di Colanesi sull’omonima costa (5m.).
Isolate sono le 3 grotte più specificatamente site sul territorio di S.Ilario.
La più estesa è la Tan-na du Santu (20m.) su cui è tuttavia necessario fare alcune precisazioni.
Ci sono discordanze per l’individuazione di questa grotta tra quanto indicato dal ‘Catasto delle grotte Liguri’ e quanto tramandato dalla tradizione popolare avvalorata dalle indicazioni della guida del CAI.
Personalmente ho visitato la grotta conosciuta come Tanna du Santu che si trova dentro la pineta del M.Cordona, versante occidentale, all’inizio della Valletta Costalunga e la cui posizione è riportata dalla succitata guida CAI. Il ‘catalogo’ indica invece questa grotta nel Fosso Canascra, in una località posta nelle vicinanze dell’Aurelia dove sorge un vecchio lavatoio.
Un’altra grotta segnalata dal ‘catasto’ è la grotta di Canascra (15m) ubicata anch’essa presso dei lavatoi in Via dei Floricoltori.
La terza grotta indicata dal ‘catasto’ è la Tan-na du Scindichettu (7m.) che si trova sul Rio Bolasco, raggiungibile seguendo da S.Rocco la via delle Fondache che termina proprio in prossimità di questa grotta non lontano dalla Cappella della Maddalena.
Per concludere vorrei segnalare che nell’alveo del Rio Orsiggia, affluente del T.Nervi, si trova un’altra apertura con uno sviluppo interno modesto, seminascosta dalla vegetazione; del resto in alcune carte si legge il toponimo ‘Orsiggia dell’Arma’.

CLIMATOLOGIA
Famoso per la mitezza del clima in effetti Sant’Ilario presenta in certi periodi dell’anno differenze climatiche particolarmente marcate anche con località, quali Genova, geograficamente molto vicine.
Nel nostro territorio sono stati raccolti, in passato, dati meteorologici da una stazione meteo ubicata presso la Scuola dell’Agricoltura.
Dal 2007 funziona una nuova stazione meteo privata che raccoglie dati meteo e li invia via internet ad un servizio internazionale che, oltre a immettere i dati in rete in tempo reale, ne elabora una raccolta storica.
Questa stazione è ubicata in via dei Tre ad un’altezza di circa 90m.slm.
Vista la recente installazione è possibile fare solo un confronto di dati che riguardano poco più di 2 anni di osservazioni tra questa stazione meteo e quella vicina dell’Università di Genova ubicata ad Albaro; altra stazione di riferimento è quella dell’Aeronautica Militare presso l’aeroporto di Ge-Sestri.
Tutti questi dati sono poi confrontati con quelli rilevati nello stesso periodo in alcune grandi città italiane.
Dalla fine del 2008 è attiva un’altra stazione meteo ubicata in loc.Mulinetti presso il ponte autostradale ad un’altezza di circa 150m.slm; infine dall’inizio del 2009 un’altra stazione meteo è attiva a Bogliasco ad un’altezza di circa 50m.slm.
Mentre i dati raccolti dalle stazioni di Sant’Ilario e di Bogliasco appaiono molto simili, la stazione di Mulinetti presenta dati estremamente diversi.
Nonostante il limitato numero di rilevazioni, questa stazione indica come a non più di un paio di chilometri dal mare il clima diventa velocemente continentale con frequenti gelate notturne invernali e alte escursioni termiche.
TEMPERATURA
La temperatura media annua di S.Ilario risulta di 16,58°, superiore di 0,76° alla media di Albaro e di 0,38° a quella di Genova Sestri; in particolare la media annua delle temperature minime risulta superiore di 2° rispetto ad entrambe le località mentre nelle massime non vi è differenza.
S.Ilario presenta un clima molto stabile con escursioni termiche assai limitate.
In Gennaio la temperatura media di S.Ilario è di 10,2° superiore di circa 2° rispetto alle stazioni di Albaro e Ge-Sestri.
In luglio ed agosto le temperature medie sono uguali a quelle del capoluogo con la differenza che le minime risultano più elevate e le massime più miti.
La temperatura percepita risulta anche superiore alla semplice differenza reale perché in inverno la ventosità di S.Ilario è molto inferiore a quella di Genova.
Discorso opposto in estate quando l’alto grado di umidità può rendere la temperatura percepita ancora superiore a quella del capoluogo.
La temperatura tende ad aumentare velocemente in mattinata, spesso nelle prime ore del pomeriggio si alza una brezza di mare che soprattutto in primavera ed in estate, mantiene la temperatura abbastanza costante e più bassa di quella registrata in città.
PIOGGIA
La piovosità di Sant’Ilario risulta leggermente superiore a quella di Genova; in effetti nell’arco della Riviera Ligure la piovosità aumenta gradualmente da ponente a levante specie nel periodo autunnale e primaverile.
Negli ultimi anni a fronte dei 1264mm. caduti nel capoluogo, S.Ilario ha raggiunto i 1332mm. di pioggia.
NEVE
Rare ma non impossibili sono le nevicate.
Le statistiche delle nevicate (si intendono fenomeni con neve che si ferma al suolo) evidenziano una frequenza di circa 1 nevicata ogni 2 anni e mezzo, ovvero meno della metà di quelle che si verificano a Genova-città.
VENTO
Particolarmente protetto dalla collina, Sant’Ilario è raramente interessato da venti da Nord; è tuttavia soggetto, specie in inverno, a rare giornate con venti violenti; questo succede quando il vento si orienta decisamente da est.
Il vento prevalente, in tutti i mesi dell’anno è comunque lo scirocco (con direzione prevalente SSE); è tendenzialmente a carattere di brezza; spesso si alza nelle ore centrali della giornata specie in primavera ed in estate mantenendo le temperature massime gradevoli.
VISIBILITA’
Che dire! Spettacolare in gran parte delle giornate; addirittura eccezionale in inverno specie al tramonto con buone possibilità di scorgere la Corsica, la Gorgona e la Capraia: eccellente anche la vista verso le Alpi Marittime le cui maggiori cime che si scorgono sono il M.Mongioie, il Mondolè ed il Marguereis.
Nel periodo invernale ma ancora di più nella prima primavera ci può essere qualche giorno nebbioso causato dal fatto che la temperatura del mare è più fredda di quella della terra e in tal modo si possono formare banchi di nebbia che dal mare salgono in collina; è il fenomeno della caligo che si verifica molto raramente.
 

MEDIA TEMPERATURE RILEVATE PRESSO LA STAZIONE METEO DI S.ILARIO (VIA DEI TRE), MULINETTI DI NERVI, M.FONTANAFRESCA DAL 2003 AL FEBBRAIO 2012 E COMPARAZIONE CON METEO GENOVA/MILANO; MEDIA PRECIPITAZIONI
 

 
TRAMONTO DEL SOLE
Il pomeriggio più corto dell'anno risulta essere quello del 7 Dicembre; giorno in cui il sole tramonta alle ore 16.44.56; il giorno dopo la durata è di 2 sec. maggiore.
 

S.Ilario è giustamente famoso soprattutto per il panorama.
Ma che cosa si vede dalla nostra collina?
Certamente la visibilità migliore si ha nel periodo invernale quando non è infrequente, specie al tramonto, la vista della Corsica, la Gorgona e la Capraia e, forse, l'isola d'Elba.
In effetti dall'altezza sul mare del nostro piazzale della chiesa (195 m), causa la curvatura terrestre, non si ha una vista diretta di queste isole lontane (a parte la Corsica) ma si può osservare soltanto la diffrazione dell'immagine reale.
In questo modo a volte l'immagine dell'isola non corrisponde alla sua effettiva posizione geografica; è possibile in questo modo avvistare anche l'Elba(aguzzare la vista!).
Spesso si ha l'impressione di vedere diverse isole separate ma in effetti ci si trova ad avvistare parti di costa differenti sempre della Corsica.
Se poi spostiamo il nostro sguardo verso ponente vediamo, oltre alla costa di ponente, l'intera catena delle Alpi Marittime.
In particolare i monti più alti che vediamo sono il M.Mongioie (m.2631) ed il M.Mondolè (m.2382).
Chiedo a chi ha una migliore conoscenza della mia un aiuto nell'individuazione dei monti che vediamo in inverno a ponente meravigliosamente innevati!

 

LA FLORA
Tutta la zona del M.Fasce è stata sottoposta ad indagine naturalistica da parte del Ministero dell’Ambiente nel 1995 con un aggiornamento successivo nel 2003; indagine finalizzata a catalogare tutte le specie animali e vegetali residente sul monte e all’identificazione di possibili specie rare.
Questa ricerca ha portato ad identificare 36 specie di uccelli, 2 di anfibi, 3 di rettili, 4 di sauri, 18 specie tra ophrys e orchidee; sarebbe stata individuata anche la presenza della rarissima Romuleia Ligustica.
Gran parte della collina su cui sorge S.Ilario ha conosciuto lo sviluppo di una flora introdotta dall’uomo per fini commerciali, alimentari o puramente estetici e per questa attività la flora spontanea è stata relegata in zone marginali.
Così la parte inferiore della collina è oggi inglobata in giardini privati dove vivono le più diverse specie esotiche che, trovando un clima adatto, hanno determinato la nascita di un paesaggio particolarmente esclusivo fatto di palme, agavi e piante grasse; accanto ai giardini ci sono le serre dei floricultori mentre sopra la chiesa si estendono gli uliveti dove ancora persistono molte essenze spontanee.
Sopra gli uliveti troviamo prati e boschi, ambiente dove un tempo si sviluppava l’allevamento del bestiame e la raccolta delle erbe.

LE ERBE
Come ho già accennato le zone prative hanno avuto in passato una grande importanza per la pastorizia e l’allevamento locale.
Nella storia naturale dei nostri monti queste zone erano completamente boscose; solo il taglio dei boschi effettuato dall'uomo ha creato zone prative poi dedicate al pascolo brado o alla raccolta delle erbe e del fieno.
Si possono distinguere due tipi di zone prative: 1) Cinosi a facies xerofita cioè zone prative con presenza di suffruttici (erica, ginestra, corbezzoli) nelle aree più calde 2) Cinosi a facies mesofita tipica delle zone umide con scarsa presenza di suffruttici.
La zona a facies mesofita produce l‘erba tradizionalmente detta ERBA CIATTA ed era usata per il pascolo brado; la zona a facies xerofita produce invece l’ ERBA RIUNDA usata per la fienagione perché migliore per la conservazione.
La nostra zona ad erba Ciatta è quella in prossimità della cima del M.Cordona e della parte alta del M.Fasce e M.Croce.

ERBE OFFICINALI E ALIMENTARI
L’uso delle erbe spontanee per fini salutistici o alimentari era molto diffuso in passato e dunque la raccolta delle erbe assumeva anche un valore prettamente di sostentamento per la povera economia familiare.
Vedi elenco erbe alimentari in 'Dove mangiare'.

FIORI SPONTANEI
Non intendendo fare un elenco completo delle essenze erbacee dei nostri monti, vorrei qui riportare soltanto quelle piante erbacee che producono fiori storicamente conosciuti e altre essenze in qualche modo da ritenersi interessanti o per la loro bellezza o per la loro rarità.
Tra le rarità è stata segnalata sul M.Fasce la presenza della Romulea Ligustica.
L’elenco dei fiori che segue, molto lacunoso, tiene conto della loro fioritura dal tardo inverno fino all’autunno.
NARCISI
Sono i fiori spontanei più conosciuti tipici della fine della stagione invernale; nascono in grande numero nella zona montana sopra i 200 m. tra gli olivi, negli incolti più a monte e lungo i versanti umidi dei rii.
Un tempo se ne faceva una raccolta esagerata e dunque la presenza del fiore si è fatta più rada.
Se ne trovano di 2 specie: Narcissus Tazetta e Narcissus Poeticus.
CROCHI (Crocus albiflorus) (zafran)
Fiore spontaneo del tardo inverno che cresce in altissimo numero nelle zone montane dove forma grandi colonie. Cresce sopra i 300/400m. fino agli 800m.
ANEMONI (Anemone Hortensis)
Fiore tipico dell’ inverno; vive tra i 150m. ed i 600m. in zone esposte al sole e nelle fasce; secondo il libro ‘Ricordo della sezione del CAI nov.1882’ questo fiore è presente in tutti i dintorni di Genova; nasce già in dicembre/gennaio e raggiunge la massima diffusione a Marzo.
ANEMONE TRIFOLLIA
Nasce in gran numero nei castagneti all’inizio di aprile.
PRIMULE
Diffusissima sulle pendici di tutto il gruppo del M.Fasce dove cresce all’ inizio di Maggio nelle 2 varietà di Primula veris e Primula vulgaris.
ORCHIDEE
Un tempo molto diffuse oggi hanno ristretto il proprio areale a causa della raccolta eccessiva.
Le specie presenti dovrebbero essere 8 di Orchis, 6 di Ophrys, 3 Serapias per un totale di 17 specie.
Tra le più conosciute:
OFRIDI
Fiori di particolare interesse botanico un tempo più diffusi, oggi anche rari.
Nascono in zone umide nei pressi dei rii tra la fine di aprile e giugno secondo l’altezza.
Sul territorio del M.Fasce le specie presenti e catalogate dovrebbero essere 8.
La caratteristica di questi fiori è quella di imitare col labello inferiore il dorso degli insetti impollinatori.
Ricordo qui 3 specie tradizionalmente conosciute:
1) OPHRYS BERTOLONII (Scarpette du segnu)
E’ una ofride molto bella in cui il labello inferiore del fiore ha un colore lucente che imitando il dorso di un insetto femmina attrae i maschi.
Ha i petali superiori rosati con striature verdi mentre il petalo inferiore è nero, vellutato e lucente al centro.
2) OPHRYS HOLOSERICAE (Scarpette da Madonna)
Simile al precedente con petali bianchi ed il petalo inferiore che imita il ventre di un’ape.
3) OPHRYS APIFERA
Petali superiori rosa e petalo inferiore senza specchietto con un disegno a forma di H.
ORCHIS
1) ORCHIS MACULATA (Dactylorhiza Maculata) diffusa nella zona della Serra di Cantalupo, nasce in grandi concentrazione nei prativi a ridosso dei boschi di castagni dalla fine di Aprile.
2) ORCHIS VIOLACEA (Dactylorhiza Sambucina)
3) ORCHIS PAPILLONACEA
4) SERAPIAS LINGUA ha fiori di colore rosa con righe porpora; all’ interno del fiore vi è una grande macchia scura: il nome ne indica la somiglianza con una lingua assai diffusa dalla fine di Aprile.
5)SERAPIAS NEGLECTA


FUNGHI
Il castagneto e le pinete che si estendono alle spalle del M.Giugo e sui contrafforti del M.Cordona sono da sempre conosciuti per la presenza di funghi; date le caratteristiche climatiche nelle zone umide e riparate si possono trovare oltre che le tipiche specie dell’ autunno, anche funghi del periodo invernale e primaverile.
Per la relativa scarsità di porcini i cercatori di funghi locali si sono specializzati nella ricerca e nel riconoscimento di numerose altre specie commestibili che qui nascono in abbondanza e così è nata una vera e propria classificazione con nomi locali e dialettali di molte specie di funghi.
FUNGHI INVERNALI O PRIMAVERILI.
Nelle zone alte del M.Cordona nel primo inverno nascono funghi particolarmente buoni: i Sementin.
Nascono negli incolti fuori dal bosco in grandi fungaie sono usati soprattutto per il sugo.
Altri funghi che si trovano anche nel periodo invernale sono i Murta in particolare il Murta gianu fungo raro in tutta la Liguria che nasce in Novembre.
Prataieu: fungo primaverile tipico delle praterie.
FUNGHI AUTUNNALI.
Agneue: funghi di piccole dimensioni con gambo dritto e maculato e cappello piccolo; il nome è un diminutivo di castagneue; col termine mue d’agneua si indicano i vecchi porcini.
Baggi: funghi bianchi commestibili che si trovano anche in pieno inverno in grande numero.
Spuntascignuri: funghi molto alti con gambi magri.
Sanguinin: funghi un tempo comunissimi e commestibili (a detta di mio nonno).
Pistellu: fungo bianco con puntini commestibile.
Funsi da pin: diffusi nelle pinetine; sono commestibili ma un po’ viscidi (togliere la pellicola che ricopre il cappello).
Peven: fungo autunnale; è uno degli ultimi a spuntare prima dell’inverno.
Cumbette; sono le colombine molto comuni; attenzione però a distinguere quelle commestibili da quelle tossiche.
Galletti; sono i finferli e crescono abbastanza numerosi nelle zone alte a fine autunno; possono nascere fino all’ inizio di novembre; sono molto buoni.
Funsi negri: sono i porcini;ovviamente i più conosciuti e ricercati ve ne sono di diversi generi tutti commestibili eccetto i Ferrandi (si distinguono dagli altri perché al tocco la superficie del fungo diventa scura).
Buleui sono gli ovuli, raffinati funghi ottimi anche crudi che dalle nostre parte sono rari e nascono per lo più in zone aperte e tra l’erica.

ALBERI E BOSCHI
Il Monte Fasce.
Il monte si presenta attualmente spoglio sul versante sud, con tracce di fasce antiche, quasi completamente cancellate dopo un lungo abbandono.
Sul versante meridionale nelle parti inferiori (zone dei colli a bassa quota) restano alcune parti a oliveto (inselvatichito per lo più), castagni, querce, e residui di fasce coltivate (la tipica sistemazione dei pendii liguri con terrazze in pietrame a secco sulle quali realizzare le coltivazioni, oggi quasi tutte abbandonate).
La vegetazione riprende più fitta sui versanti settentrionali, che rimanendo in ombra furono a suo tempo coltivati a castagneto domestico. La vegetazione naturale, che ricopriva l'intera montagna fino all'Alto Medioevo, consisteva probabilmente in boschi sempreverdi di leccio, che si sviluppavano sul versante meridionale al di sotto dei sotto dei 600 m, alternati a formazioni boschive miste in cui assieme al leccio crescevano il frassino minore il terebinto, dove il suolo si presenta meno evoluto ed affiora il substrato roccioso allignavano probabilmente formazioni a macchia arbustiva (arbusti con altezza media di 2-3 m) formate da erica arborea, fillirea e alaterno, sui versanti settentrionali doveva invece prevalere una vegetazione arborea formata prevalentemente da roverelle, roveri (prevalenti a quote più elevate) e carpini neri, questi ultimi più abbondanti nei versanti esposti a Nord e negli impluvi; in prossimità della vetta, oltre alle roveri, dovevano essere presenti anche nuclei di faggio, poiché la presenza di esemplari isolati di faggio si osservano tuttora nel tratto sommitale della catena Monte Fasce-Monte Bastia-Monte Becco.
Le essenze arboree dominanti sono il castagno ed il pino.
Il Monte Giugo.
Il castagno è stato introdotto anticamente per fini alimentari; i boschi sono tuttora abbastanza estesi comprendendo quasi per intero il versante nord del M.Giugo e, cosa rara, scendendo fino a lambire Mulinetti a non più di 100m.slm.
Tradizionalmente si conoscono 3 boschi:
1) Bosco della Maddalena che è il più vasto ed è stato in parte tagliato nel 1900 per ottenere legname (esiste il toponimo Fosso del Bosco Tagliato rilevatore di questa attività sotto la Serra dei Boschi.
2) Bosco dei Seggioni a cui si accede dopo aver superato il rio Bolasco.
3) Bosco dei Cupalli che si estende tra il rio Seggioni ed il rio Costalunga.
I pini sono presenti in boschetti sparsi ai bordi del castagneto e sulla vetta del M.Cordona formano il Bosco della Fontanassa, oggi in arretramento, e introdotto dall’uomo all’inizio del XX°sec.
Il leccio che è stato l’albero preminente prima dell’intervento umano, è oggi rappresentato da esemplari sparsi che si trovano soprattutto sul versante meridionale del m.Giugo.
Un piccolo querceto si trova a Musanega tra il rio Ciase ed il rio Leccada.
Altre essenze interessanti sono il gelso moro (grossi esemplari presenti a Mulinetti), il corbezzolo (sopra la Serra e lungo il T.Nervi), le ‘meiette’ o sorbo montano (loc.Seggioni).
ARBUSTI
Frutti, suffruttici e liane sono assai sviluppate specie nella zona inferiore del versante settentrionale del M.Giugo dove formano una zona a macchia molto fitta.
I primi segnali della primavera sono la fioritura dell’erica arborea con i suoi fiori bianchi (assai comune tra S.Rocco e la Maddalena) e l’erica erbacea meno frequente (tra la Maddalena e la serra dei Boschi) dai precoci fiori rosati.
Ma è il mese di maggio quello che fa esplodere le fioriture; forse il fiore più appariscente di arbusto è quello del cisto molto comune sul M.Giugo; a parte la presenza infestante del rovo di more, molto comune è la ginestra (zona S.Rocco) rappresentata in diverse specie.
Altri arbusti molto comuni sono il timo, la rosa canina (M.Cordona) e il biancospino (Serra dei Boschi). Nelle zone a macchia comune è la presenza del corbezzolo (‘armun’).
Meno comuni sono il mirto ed il terebinto (localmete detto ‘chenou’); tra le liane interessante è la presenza del caprifoglio (lago Scuro e Musanega) e molto comune è la salsapariglia (‘grattacù’) e la rosa canina (‘caganissa’); infine un arbusto usato in passato per fare scope da fieno è ‘u sanguinin’.
La stagione della fioritura degli arbusti termina con la calluna vulgaris o brugo che in ottobre forma un vero e proprio tappeto sul M.Giugo.
Tutti questi arbusti producono bacche più o meno conosciute; dalle bacche nere che in estate troviamo sul mirto e sul gelsomino alle more, ai grappoli rossi del terebinto e della salsapariglia e per finire con i ‘grattacù’ della rosa canina che restano sulle piante tutto l’inverno.

LA FAUNA
La presenza di fauna sui nostri monti è stata fortemente influenzata dall’alternarsi di periodi di intensa antropizzazione a periodi di completo abbandono come l’attuale.
Tale abbandono ha favorito il relativo riavvicinamento di animali oggi più sicuri nelle ampie zone di macchia che si sono formate.
Negli ultimi decenni si è rafforzata la presenza dei cinghiali di cui si ha notizia di catture, nella zona vicina all’alveo del T.Nervi nel 2008.
Tra i tradizionali predatori la volpe è ben presente sia nella parte montana che nelle vicinanze delle abitazioni.
Tra i piccoli carnivori ricordo le donnole presenti nella zona della Serra.
Alla fine del secolo scorso (1982) nella pineta della Fontanaccia e nelle pinetine sparse del M.Cordona vivevano numerosi scoiattoli (sciurus vulgaris).
Ovviamente molto numerosi sono i roditori; in particolare sono in espansione gli scoiattoli che popolano le pinetine del Giugo e del M.Cordona; talpe ed arvicole vivono numerose nei castagneti.
ANFIBI
Tra gli anfibi particolare interesse riveste il rospo diamantino, un rospo verdastro che vive nel T.Nervi e che qui raggiunge il limite occidentale del suo aerale.
Altra specie interessante e protetta è la salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata).
Sono poi comuni la raganella mediterranea (Hyla meridionalis) e il Bufo bufo.
RETTILI E SAURI
Molto interessante è la presenza di sauri e rettili sul nostro territorio.
Secondo l’indagine naturalistica del Ministero dell’ Ambiente del 1995 e dell’aggiornamento successivo nel 2003 sul M.Fasce vivrebbero 3 specie di rettili e 4 di sauri.
Ritengo che il numero di rettili sia superiore anche perchè forse la ricerca non si è spinta fino nell’ alveo del T.Nervi.
Tra i sauri troviamo la comunissima lucertola muraiola (Podarcis muralis), nelle zone più elevate il ramarro (Lacerta viridis), i gechi, gli orbettini (Anguis fragilis) presenti anche nelle zone antropizzate; rara nella zona del torrente Nervi è la luscengola (chalcides chalcides).
Nel 1981 sarebbe stata osservata una lucertola occelleta nel bosco della Fontanassa.
Ancora più interessante la presenza dei rettili.
Secondo il Pastorino esisterebbe sul M.Fascie una specie di serpi introvabili nel resto della Liguria (esiste proprio la loc.Fascia du Bisciun).
La zona erpetologicamente più interessante è quella intorno al T.Nervi dove i serpenti sono assai numerosi.
La tradizione popolare distingue comunemente 4 tipi di serpenti: la biscia ‘rattaieua’ che si identifica con il biacco; la ‘prataieua’ che è la biscia dal collare; la ‘oxellin-na’ che potrebbe identificarsi con il colubro di esculapio; infine c’è l’enigmatica specie dell’aspiu surdu che potrebbe essere la Natrix Mauria.
Quest’ ultimo è un piccolo serpentello che vive numeroso lungo il T.Nervi e secondo la tradizione sarebbe il maschio della vipera e quindi velenoso.
Il biacco (Coluber virdiflavus) è forse il più comune serpente presente anche nei coltivi, assai veloce ed un po’ aggressivo, ma completamente innocuo.
Il colubro di Esculapio (Elaphe longissima) è il serpente più lungo che vive dalle nostre parti (può raggiungere i 2 metri).
Comune anche ei campi coltivati la biscia dal collare (Natrix natrix).
Ci sono poi le coronelle, piccoli serpentelli marroncini che vivono ai bordi delle macchie.
Difficile è il discorso per la vipera, che sembrerebbe assai rara.
Ben 8 esemplari sarebbe stati uccisi a Mulinetti nel 1984, altre sono state segnalate nella zona della Serra dei Boschi ma la sua presenza è tutta da verificare.
UCCELLI
Secondo l’indagine ambientale del Ministero dell’ambiente le specie di uccelli tra residenti e svernanti nella zona del M.Fasce sarebbero 37.
Analizzerò la distribuzione dell’avifauna, stagione per stagione.
L’inverno, date le caratteristiche climatiche della nostra zona e la relativa abbondanza di cibo (bacche, frutti, semi) è abbastanza ricco di uccelli.
I fringuelli si spostano in grandi stormi sia nel centro abitato che sui monti; il pettirosso è molto comune nei giardini e negli uliveti nel periodo invernale; e così pure le capinere; spesso piccoli gruppi di storni si avvicinano agli oliveti per cibarsi di olive.
Lo scricciolo (tre-tre) è un abituale piccolo abitatore dei cespugli; quando scende a valle annuncia l’arrivo di periodi freddi.
Le cinciallegre presenti tutto l’anno, in inverno spesso scendono tra le case in cerca di cibo.
In continua espansione sono i merli, le tortore e qualche isolato individuo di ghiandaia..
Altre specie osservate in inverno sono i fiorrancini (T.Nervi), i picchi muraioli (Musanega) e la ballerina bianca.
Importante è la presenza del gheppio che è facile osservare nel suo volo planato sopra al T.Nervi; nelle zone alte del M.Cordona e Giugo sono facili da osservare le cornacchie.
La primavera è caratterizzata dall’arrivo e dal passo di molte specie di uccelli; il torcicollo comincia ad emettere il suo caratteristico richiamo negli oliveti; l’upupa vive sporadicamente nelle zone montane (Serra, M.Moro); numerose le cincie nelle pinetine del M.Moro tra cui l’interessante cincia dal ciuffo;
l’ occhiocotto è presente nelle zone a macchia; molto interessante è la presenza del picchio verde che si può sentire mentre tambureggia i tronchi tra la Serra e il T.Nervi.
Numerosi sono i transiti di cardellini e verzellini (M.Cordona); interessanti ma rari i rampichini (Musanega), il codirosso e la balia nera (Serra dei boschi).
L’estate presenta una certa rarefazione dell’avifauna presente.
Lungo il T.Nervi si osservano le ballerine gialle mentre l’averla piccola (M.Fascie, Musanega, M.Moro) nidifica sui cipressi, la quaglia è presente nelle zone alte del M.Fasce.
INSETTI
Come specie entomologiche rare ricordiamo la formica cieca Strumigenys tenuipilis e il coleottero curculionide Heteromeira variegata, noto solo della località S.Ilario.
FARFALLE
Le megere sono le prime, appariscenti farfalle che volano nei nostri campi alla fine dell’inverno.
Le cavolaie sono le classiche farfalle bianche dell’inizio primavera; più rare le cedronelle dalle ali giallo chiare; ancora meno comune è l’aurora (bianca con la punta delle ali arancione).
Dopo la metà di aprile compaiono numerosissime farfalle tra le quali le specie più appariscenti sono il macaone e l’occhio di pavone (inachis io).
Bellisime sono la podalirio (Iphiclides podalirius) e la ERACLIA CLIO che frequentano i giardini a primavera.
Molto comuni in estate sono le lysandre e le zigene (in dialetto ‘prèvi’ di colore rosso/nero); ci sono poi le piccole licene, le galatee (a pois bianche e nere presenti più a monte) mentre abbastanza comune è anche una farfalla metà grigia e metà arancione il cui nome scientifico è epinephele jurtina
In autunno la farfalla più comune è la vanessa atalanta che persiste fino a dicembre.

INDAGINE NATURALISTICA 1995/2003 DEL M.FASCE FLORA
Il sito è caratterizzato da praterie con estese ed abbondanti fioriture di diverse specie di orchidee, habitat considerato di interesse comunitario prioritario. Sono presenti una specie prioritaria ai sensi della direttiva 92/43 CEE, numerosi endemiti, diverse specie protette da direttive/convenzioni internazionali e e specie rare proposte dalla Regione Liguria per l’inclusione nell’allegato II di detta direttiva (Ophrys aureliae)
Sono presenti aree di versanti con forme a terrazzo e aree di fondovalle con rii e fossi incassati in versanti ripidi. Ad E del M. Bastia sono presenti affioramenti rocciosi con strutture tettoniche notevoli. I terreni sono riconducibili alla formazione di Montoggio e a quella del M. Antola (argilliti, calacri marnosi, marne argillose in seguenze ritmicamente ripetute). L'area è parzialmente vincolata ex lege 1497/1939 ante L. n° 431/1985.

HABITAT NATURALI
Su substrato calcareo (Festuco Brometalia)(*stupenda fioritura di orchidee) * 70%
di Quercus suber e/o Quercus ilex 20%
Foreste alluvionali residue di Alnion glutinoso-incanae * 1%
Frassineti di Fraxinus angustifolia 1%
Humid tall herb fringes of watercourses and woodlands 1%
Liguro-apennine calcareous cliffs 1%
Percosi substeppici di graminacee e piante annue (Thero-Brachypodietea) * 1%
Terreni erbosi calcarei carsici (Alysso-Sedion albi) * 1%
Tratti di corsi d'acqua a dinamica naturale o seminaturale(letti minori,medi e maggiore)in cui la qu 1%

INVERTEBRATI
Solatopupa pallida
Zygaena filipendulae
Zygaena purpuralis
Zerynthia polyxena
Toffolettia striolata
Parabathyscia doderoi
Duvalius doderoi
Trogaster doderoi
Trogaster binaghii
Gonepteryx cleopatra
Pericoma servadeii
Callimorpha quadripunctata *
Limax dacampoi dacampoi
Vitrea etrusca
Argna ligustica
Avenionia ligustica
Avenionia parvula
Omiamimas heydeni
Metrotyphlus viti
Tychobythinus anophthalmus
Heteromeria variegata

ANFIBI
Speleomantes ambrosii
Salamandrina terdigitata

RETTILI
Elaphe longissima
Coluber viridiflavus
Lacerta viridis
Podarcis muralis
Chalcides chalcides
Anguis fragilis
Natrix natrix

UCCELLI
Carduelis chloris
Caprimulgus europaeus
Jynx torquilla
Hippolais polyglotta
Fringilla coelebs
Erithacus rubecula
Emberiza cirlus
Monticola saxatilis
Cuculus canorus
Muscicapa striata
Carduelis carduelis
Athene noctua
Apus apus
Anthus trivialis
Alauda arvensis
Anthus campestris
Lanius collurio
Emberiza cia
Phylloscopus collybita
Turdus philomelos
Turdus merula
Troglodytes troglodytes
Sylvia atricapilla
Sturnus vulgaris
Saxicola torquata
Miliaria calandra
Prunella modularis
Tyto alba
Phoenicurus phoenicurus
Phoenicurus ochruros
Passer domesticus
Parus caeruleus
Parus ater
Parus major
Oriolus oriolus
Regulus ignicapillus

PIANTE
ORCHIS PROVINCIALIS BALB.
OPHRYS BERTOLONII MOR.
TRAUNSTEINERA GLOBOSA (L.) RCHB.
SPIRANTHES SPIRALIS (L.) KOCH
SERAPIAS VOMERACEA (BURM.) BRIQ.
SERAPIAS PARVIFLORA PARL.
SERAPIAS LINGUA L.
PLATANTHERA BIFOLIA (L.) RCHB.
PHYTEUMA SCORZONERIFOLIUM VILL.
ORCHIS SAMBUCINA L.
CAMPANULA MEDIUM L.
ORCHIS PATENS DESF. *
ORCHIS PAPILIONACEA L.
ORCHIS MORIO L.
ORCHIS MACULATA L.
OPHRYS ARACHNITIFORMIS GREN. ET PHIL.
OPHRYS SPHECODES MILLER
OPHRYS FUCIFLORA (CRANTZ) MOENCH
OPHRYS FUSCA LINK
ORCHIS USTULATA L.
CEPHALANTHERA LONGIFOLIA (HUDSON) FRITSCH
NEOTTIA NIDUS-AVIS (L.) L.C. RICH.
NEOTINEA INTACTA
LISTERA OVATA (L.) R. BR.
COELOGLOSSUM VIRIDE (L.) HARTM.
LIMODORUM ABORTIVUM (L.) SWARTZ
GYMNADENIA CONOPSEA (L.) R. BR.
EPIPACTIS MICROPHYLLA (EHRH.) SWARTZ
ORCHIS TRIDENTATA SCOP.
CEPHALANTHERA RUBRA (L.) L.C. RICH.
OPHRYS APIFERA HUDSON
CEPHALANTHERA DAMASONIUM (MILLER) DRUCE
BARLIA ROBERTIANA (LOISEL.) GREUTER
ANACAMPTIS PYRAMIDALIS (L.) L.C. RICH.
ACERAS ANTHROPOPHORUM (L.) R. BR.
NARCISSUS POETICUS L.
RUSCUS ACULEATUS L.
ECHINOPS SPHAEROCEPHALUS L.
CATANANCHE COERULEA L.
EPIPACTIS HELLEBORINE (L.) CRANTZ
 

Muri a secco e fasce.
La più maestosa opera umana sulla collina di S.Ilario resta la costruzione dei muri a secco e delle fasce. L’intera collina è stata terrazzata fino ad un’altezza di circa 300 m.
Per eseguire questa opera l’uomo ha usato la pietra locale che in parte rinveniva nelle stesse zone dove si innalzavano i muri, in parte nelle numerose cave presenti in zona (vedi capitolo).
I muri secondo la loro funzione possono essere divisi in due gruppi: muri a secco di riempimento e muri a secco di confine e recinzione.
Muri a secco di riempimento e fasce.
La costruzione dei terrazzamenti sulla nostra collina non sembra essere antichissima.
La ‘veduta’ di Cornelio de Wael (1637) raffigura una collina completamente priva di fasce; si ritiene pertanto che il grosso dell’opera sia stata realizzata a partire dalla seconda metà del XVII°sec., con lo sviluppo dell’olivicoltura.
Antecedentemente per utilizzare un terreno particolarmente in pendenza come il nostro era in uso la pratica del cosiddetto ‘ritocchino’, che consisteva nel semplice spostamento di terra dal basso verso l’alto, senza muri di sostegno.
Il Gnecco nel 1770 scrive ‘I muri a secco sono formati con pietre ben disposte senza impastatura di calcina o creta e sono sì forti che oltre a contornare i poderi ne reggono i pendii e appianano campo sopra campo nelle più dirupate cime. Questi muri non costano troppo e sono di lunga durata’.
Il muro a secco di contenimento si costruiva in zone scoscese raggruppando le pietre trovate in loco e successivamente si riempiva di terriccio; si creavano così piccole piane (appunto le fasce) laddove prima vi era un luogo in pendenza.
L’altezza dei muri varia da 1 a 5 metri secondo la diversa pendenza del monte; le scale di comunicazione sono intagliate nello stesso muro.
Lo stato attuale di conservazione delle fasce è buono nella parte bassa della collina, ma nelle zone alte l’abbandono e le frane avanzano di anno in anno.
In particolare sono molto interessanti alcuni grandi complessi di terrazze che sorgono nelle zone più a monte che elenco qui di seguito:
1) Pian della Murta sopra Sessarego con interessanti rifugi scavati nei muri.
2) Musanega sopra l’ultimo casone
3) Cianesi tra la gaigiana e la zona sopra Sessarego
4) Seggioni dopo S.M.Maddalena in grave abbandono.
Muri a secco di confine e recinzione.
Sorgono ai lati delle vie per proteggere un luogo coltivato da uno di pascolo o semplicemente un luogo privato da uno pubblico.
In genere nella zona bassa i muri sono stati cementati perdendo le loro caratteristiche originali.
Al contrario la parte alta è molto ricca di muri tradizionali tra i quali sono particolarmente interessanti le ‘creste ‘.
Le creste sono particolari muri a secco che servivano per delimitare l’area delle colture da quelle di pascolo.
Si snodano per lunghi tratti senza soluzione di continuità spesso percorrendo lo spartiacque naturale; a volte presentano un andamento circolare per delimitare piccole fasce o castagneti.
Lo spessore dei muri è in genere limitato a 0,50-0,70m.
La struttura tipica è costituita da un certo numero di ordini orizzontali di pietre su cui è disposto un ordine verticale ‘a taglio’ (a cutellu); lo scopo originario di questa struttura è quello di rendere difficile lo scavalcamento da parte di animali al pascolo.
Il fatto che i muri di questo tipo non siano molto alti avvalorerebbe l’ipotesi che servissero ad impedire il passaggio del bestiame più che quello umano.
Le creste più interessanti le troviamo:
1)Lungo le mulattiere; ne abbiamo un esempio lungo la mulattiera che sale da S.Rocco alla Serra dei Boschi (loc.Cantalupo ).
2)Lungo un complesso di fasce inserito nella zona di pascolo per difendere le colture (es.Musanega).
3)Come recinti; hanno lo scopo di mantenere in uno spazio chiuso il greggi; di questi recinti che spesso inglobano caselle, ne restano solo tracce probabilmente molto antiche sul M.Cordona.

Le Stallette
Una caratteristica comune a tutta la zona montana compresa tra Apparizione e Uscio è quella di essere disseminata di molte, piccole costruzioni in pietra che servivano in passato per il ricovero degli animali.
Queste costruzioni sono chiamate ‘stallette’.
Le stallette oltre a sorgere nella zona delle comunaglie si trovavano anche nelle fasce delle zone più elevate dove alla funzione di stalla univano quella di magazzino per gli strumenti agricoli.
Le stallette sono a pietra viva con l’aggiunta di calce, generalmente ad un solo piano e senza finestre (spesso hanno solo una piccola apertura chiusa da una grata).
A volte la porta è sormontata da un architrave in legno; i tetti più antichi sono in ardesia, quelli più recenti in tegole.
Nelle zone montane davanti alla stalletta sorgeva un cipresso che serviva a rendere la stalletta visibile da lontano.
Lo stato di conservazione è molto vario, spesso sono molto cadenti.
L’abbandono della zona di pascolo da parte degli abitanti di S.Ilario iniziò nella seconda metà dell’800; nella seconda metà del ‘900 diversi pastori provenienti dalla Sardegna hanno rivitalizzato queste costruzioni.
Il recente sviluppo dell’allevamento equino ha determinato il riuso di alcune stallette più prossime all’abitato.
Fino alla metà del 1800 la zona a monte di S.Ilario era soggetta alla transumanza dei pastori della Fontanabuona che in estate si trasferivano in questi pascoli.
La vocazione pastorale degli abitanti di S.Ilario svanì lentamente nel corso del ‘900; si saliva nelle comunaglie per la raccolta delle erbe ma gli animali erano quasi sempre tenuti in stalla.

Fienili
Generalmente i fienili sorgevano nei pressi della casa colonica.
La loro funzione primaria era quella di raccolta ed essiccazione del fieno, ma spesso erano adibiti a ricovero per animali e per attrezzi agricoli.
Sono in genere su due piani con tetto a doppio spiovente e il colore prevalente dell’intonaco esterno è il rosa.
Il piano inferiore era adibito a stalla per mucche ed asini mentre il piano superiore serviva per il ricovero del fieno.
Perché il fieno asciugasse occorreva una certa circolazione dell’aria assicurata dalle caratteristiche finestrelle costruite con una duplice fila di piastre di ardesia inclinate in modo da far passare l’aria e non la pioggia.
Spesso il fienile e la stalla non sorgevano in una costruzione indipendente ma al piano terra delle abitazioni.
Oggi i fienili si trovano in diverso stato di conservazione; alcuni sono stati ristrutturati come case di abitazione e oggi sono riconoscibili solo perché si sono mantenute le caratteristiche esterne della costruzione; altri sono ancora utilizzati.
Ecco un elenco di fienili tuttora riconoscibili:
1) Via dei Penco utilizzato fino agli anni ’60 ed oggi abitazione
2) Via Marsano tuttora utilizzato come stalla
3) Via Cremona grosso edificio ancora in uso
4) Via Ciana edificio in mattoni molto bello e ristrutturato
Le Cave
I nostri monti sono ricchi di affioramenti di strati geologici.
Queste zone sono conosciute e sfruttate da epoca remota come testimoniano i numerosi toponimi che le identificano quali ‘scaggi, scagaggi, calcinara, chiappara‘.
Sul versante orientale del M.Moro troviamo i toponimi Scaggia e Scaglia in vicinanza di uno dei quali (Rio Scaggia) si trova una vecchia cava di ardesia.
Sul M.Giugo i toponimi più interessanti si trovano nella parte bassa del versante Nord (Chiappe Nere, Chiappara e Fosso Scagaggino).
Da queste cave si ricavavano i materiali che, arrostiti, producevano la calce per costruzione.
La calce veniva spesso mischiata con la sabbia prelevata dal porticciolo di Nervi.
In diversi luoghi si notano segni di piccole cave da dove probabilmente si ricavava materiale utilizzato in loco per selciare mulattiere o costruire muri di sostegno; ecco l’elenco di alcune di queste:
1) Rio Bolasco superata S.M.Maddalena prima di giungere su Rio Bolasco, sotto la mulattiera si vede una grossa incavatura del terreno
2) Sotto la mulattiera in vicinanza della loc.Sotto i Seggioni.
3) Loc.Gagiana (la Crocetta)
4) Loc.Musanega cava di arenaria

La Neviera e la carbonaie
All’interno del castagneto dei Cupalli esiste un’ampia cavità di forma perfettamente circolare attualmente invasa da rovi e da piccoli castagni; si tratta della neviera, cioè del luogo usato per la creazione e la conservazione del ghiaccio; in pratica dopo una nevicata la neve veniva pressata all’interno di questo cratere rialzato; per conservarla e trasformarla in ghiaccio si copriva con diversi strati di foglie,rami e terra; in queste condizioni si formava un lastrone di ghiaccio che poi, in estate, veniva tagliato in blocchi e trasportato in città a dorso di mulo in piena notte, per evitare che il caldo diurno lo sciogliesse durante il tragitto.
La combustione del legno di castagno era un’altra attività svolta un tempo in questi luoghi.
Si costruiva una specie di piramide di legna, la si incendiava da un foro centrale e la si lasciava bruciare pe 8 giorni fino alla formazione del carbone.


I Molini ed i Frantoi.
L’alta produzione olearia, la raccolta e la trasformazione delle castagne nonché una piccola produzione cerealicola rese necessaria la costruzione di molini e frantoi che sorgevano numerosi in tutto il Nerviese.
I mulini erano mossi o dalla forza idraulica o dal vapore; i nostri erano prevalentemente idraulici e sorgevano lungo il torrente Nervi; sono ricordati dal Casalis (1849) e costituivano un unico sistema molitorio che si snodava lungo il fiume per chilometri.
L’acqua era convogliata in un canale che dal molino posto più in alto (il molino di Prete Isidoro) scendeva fino al porticciolo.
Il centro dell’attività si svolgeva ovviamente a Mulinetti; questo nucleo risale al XVII°sec. e ancora oggi su di una costruzione si legge la data 1740.
I molini di Mulinetti ricevevano l’acqua convogliata da una vasca sotto Lago Scuro.
Il molino più antico era dotato di tre macine usate per castagne, cereali, fave ed olive; anticamente era mosso da una ruota in legno successivamente sostituita da una in ferro.
Questo mulino funzionò fino al 1928 ed era molto frequentato dagli abitanti di S.Ilario che scendevano a Mulinetti da S.Rocco.
La chiusura del mulino è da addebitare ad un decreto del 1928 circa ‘l’abburattamento obbligatorio ad un tasso elevato’ che causò la chiusura degli esercizi molitori con scarsa attività.
Fu riaperto per breve periodo durante la seconda guerra mondiale.
Forse il molino più interessante fu quello del Prete Isidoro che risale al 1700. Era quello che sorgeva più in alto, lungo la parte di torrente che scende impervia dal M.Cordona; era specializzato per la macina solo delle castagne (aveva una mola con una particolare scanalatura) e la parte di fiume su cui sorgeva era anche ricca di anguille che venivano regolarmente pescate.
Di questo mulino oggi resta solo un rudere sommerso dalla vegetazione.
Sempre in Loc.Mulinetti sorse più recentemente un frantoio idraulico che continuò a funzionare fino al 1940.
Diventato elettrico restò in attività fino al 1970.
Il ‘Catasto del comune di Nervi’ del 1798 indica la presenza del frantoio ‘F.lli Gnecco fu Francesco’ a Canascra.
I due frantoi più frequentati dagli olivicoltori di S.Ilario nel XX°sec. erano sul territorio stesso del paese.
Il primo era quello gestito dalla Scuola Agraria che si trovava sopra al piazzale in Via L.Cremona; ancora adesso sul portone d’ingresso si legge la scritta ’frantoio a vapore’.
L’altro era il più grande ed il più frequentato e si trovava in via S.Ilario all’altezza di via Funtanin.
Era un frantoio elettrico di proprietà della famiglia Penco e restò in funzione fino agli anni ’60 come quello della scuola dell’agricoltura.

Le trafile
La posa delle trafile avvenne a S.Ilario tra il 1910 ed il 1915.
Il sistema era organizzato lungo 2 direttrici contrapposte: la trafila più vecchia era quella che risaliva da S.Rocco fino al M.Croce; la più recente era invece quella che dalla Serra di Musanega risaliva alla Gaigian-na e da qui fino al M.Cordona.
L’organizzazione della costruzione e della gestione delle trafile era comunitario; il filo era steso dall’alto verso il basso e poi tirato ai due terminali.
Il materiale trasportato era il fieno ed il legname.
Il fieno in particolare era fasciato in una specie di rete formando il cosiddetto ‘massu’; assicurato ad un gancio mediante una ruota scendeva a valle lungo il filo.
Ogni anno il comune di Sant’Ilario, il giorno di S.Guseppe, distribuiva all’incanto i terreni delle comunaglie divisi in singoli lotti.
Coloro che si trovavano assegnati i terreni nella zona servita da una trafila organizzavano il servizio di trasporto pagando una cifra proporzionale all’uso.
Il Delle Piane indica la trafila di Gaigiana funzionante nel 1924. La stessa ha sicuramente funzionato fino agli anni ’60.
Delle trafile oggi restano solo i terminali in ferro ed i punti di appoggio intermedi in legno; il filo invece è stato rimosso in quanto attirava i fulmine ed impediva il passaggio a bassa quota di elicotteri.
Ecco l’elenco di quanto rimane di essi:
1)Serra di Musanega (terminale)
2)Musanega (terminale)
3)Gaigiana (terminale)
4)Falde orientali del M.Giugo (sovrappasso)
5)Loc.Seggioni (terminale e sovrappasso)
6)Via Gaggi superato il rio Bolasco
7)Via da San Rocco alla Maddalena (sovrappasso)
8)All’incrocio tra via Maddalena e via Cantalupo (terminale)
9)All’inizio di via del Comunetto ?

Gli acquedotti
In passato l’approvvigionamento idrico di Sant’Ilario è stato un problema molto grave.
Per secoli ciascuna famiglia cercava di procurarsi l’acqua in modo autonomo, non esisteva un vero e proprio acquedotto pubblico e fino alla metà del 1900 quasi nessuno aveva l’acqua in casa.
Pur avendo i nostri monti un buon numero di fonti, nei periodi di siccità spesso l’acqua scarseggiava; era quindi necessario costruire serbatoi capaci di immagazzinare l’acqua per i periodi di secca.
Il più antico acquedotto era forse quello della ‘Zonchetta’ che si originava da una fonte sul rio Bolasco
Nel 1882 Bartolomeo Marsano, partendo dall’idea di modernizzare l’agricoltura, costruì l’acquedotto della Fontanassa.
La sorgente da cui si originava era sul confine con il comune di Bogliasco e Bartolomeo Pagano la acquistò appositamente per costruire l’acquedotto.
Essendo la fonte già sul territorio di Bogliasco, il comune di Bogliasco permise la presa d’acqua al Marsano solo se una parte dell’acqua fosse stata ceduta al vicino paese di Sessarego, anche esso in costante deficit idrico.
L’acquedotto era costituito da 3 casotti di raccolta d’acqua che si riversava al loro interno direttamente dalla roccia; l’acqua poi veniva filtrata in vaschette piene di ghiaia e sabbia.
Dalla sorgente un tubo di ghisa scendeva al Piano della Murta, passava dalla Gaigian-na (dove in loc.Crocetta vi era una presa d’acqua) e da qui scendeva a Musanega; quindi l’acqua era convogliata fino alla Scuola dell’Agricoltura per una lunghezza totale di 6KM.
Tuttavia questo acquedotto non serviva le case dei privati che continuavano ad essere sprovvisti di acqua corrente.
Il Comune di Sant’Ilario fece un accordo con la famiglia Penco, proprietaria dei terreni dove sorgeva la fonte del rio Bolasco, affinchè l’acqua della fonte fosse incanalata e raccolta in un grande serbatoio che tuttora esiste alla Serra dei Boschi; tale acqua serviva un certo numero di troeggi e di prese d’acqua comuni dove le persone si recavano sia a riempire recipienti da portare nelle case, sia direttamente a lavare i panni.
La situazione peggiorava ovviamente in estate quando dai rubinetti l’acqua usciva col contagocce.
Anche l’agricoltura di sussistenza ne risentiva considerevolmente.
Solo nel dopoguerra l’acqua cominciò a raggiungere le case private; l’acquedotto era gestito dalla famiglia Penco e sfruttava sempre piccole fonti locali.
Furono costruiti i due grossi serbatoi sopra alla chiesa che, con l’arrivo dell’acquedotto del Brugneto, negli anni ’60, risolsero finalmente i problemi idrici di Sant’Ilario.
Lavatoi (Troggi)
I ‘troggi’ furono costruiti durante il periodo fascista nei luoghi dove già esistevano vecchie fontane.
Sono dotati di serbatoi supplementari ed un tempo furono l’unico punto di approvvigionamento idrico; in estate si facevano lunghe code per riempire recipienti per l’uso domestico e nei troeggi le donne facevano il bucato.
Attualmente ne sono rimasti in piedi una decina in completo abbandono.
1)In Scalinata alla chiesa di S.Ilario vicino all’ex scuola elementare costruito all’inizio del ‘900.
2)In via dei Tasso sotto alla Serra dei Boschi
3)In via Lastrego vicino a Penco.
4)In via L.Cremona sopra alla Scuola Agraria.
5)In via Gattego costruito nel 1943.
6)In Salita Noffi costruito nel 1937.
7)A Canascra subito dietro l’Aurelia sul F.Gattego.
Le sorgenti.
Si trovano dove le falde acquifere emergono in superficie; generalmente sono perenni (anche se la portata decresce nettamente nei periodi di siccità); le più piccole furono utilizzate in loco per abbeverare il bestiame, mentre le più consistenti furono incanalate ed usate nelle abitazioni (vedi acquedotti).
Ecco l’elenco delle maggiori:
1)Bosco della Fontanassa da cui parte l’acquedotto costruito nel XIX°sec.
2)Rio Bolasco; su questo rio esistono due fonti perenni; da quella più in alto parte un acquedotto.
3)Rio Seggioni.
Pozzi
Pozzo dell’Oliva
Un luogo particolarmente conosciuto era il ‘Pozzo dell’Oliva’ che sorgeva in via San Rocchino già in comune di Nervi, ma dove spesso si dissetavano contadini e passanti.
Era una piccola fontana che sgorgava dal muro di pietra ancora visibile anche se abbandonata.
Se ne trovano poi ancora nei pressi di case coloniche e di caselle:
1) Loc.Ginaro
2 Loc.Musanega di fronte alla casa colonica
3) Loc.Seggioni davanti alla casella.
Le case contadine.
Per ritrovare case che abbiano mantenuto una conformazione storica occorre salire nella zona più elevata di S.Ilario, quella ancora non raggiunta da strade carrozzabili.
In genere le vecchie case si presentano in pietra viva o, più comunemente, intonacate con colori spesso vivaci. La sabbia che serviva per costruire arrivava via mare; caricata su leudi proveniva dal fiume Magra; veniva scaricata a Capolungo e portata con i muli in loco. La casa colonica tipica aveva due piani più una soffitta (u ‘saieu’) e aveva il tetto in ardesia in genere a due spioventi.
Per immaginare come poteva essere organizzato l’interno occorre rifarsi alla descrizione fatta dal Gnecco nel 1770 ‘Nelle migliori case sopra le cantine per la conservazione dei vini e dei frutti deve esserci la stalla e la stanza per gli utensili: oltre il piano di abitazione per la famiglia.
Poche case contadine si vedono provvedute ed ordinate nella forma anzidetta, imperocché per lo più sono incombe, ristrette e soggette all’intemperie ed ai cattivi effetti dell’esalazione dei letami e degli aliti delle bestie; annessa alla casa del contadino si trova l’aia per battere e separare dalla paglia e dalla pula il grano, dovrà essere lastricata ed aperta a ponente o dalla parte dove spira il vento‘.
Con ogni probabilità il primo nucleo abitativo si sviluppò nella zona tra Musanega e il Pianello; se la si osserva dall’alto del M.Giugo solo in questa zona le case appaiono in qualche modo raggruppate in un nucleo; ed inoltre nella zona pianello/Pagano sono frequenti ruderi affioranti con muri in calcina che denotano la precedente presenza di altre abitazioni; il tutto fa pensare ad un nucleo abbastanza compatto e quindi anche difendibile; questa conformazione abitativa è unica su tutta la collina.
Altro requisito storico delle case era la presenza di fessure esterne dette ‘Bucche de lùu’ (bocche di lupo); da queste fessure entrava luce e spesso erano usate per difesa (permettevano di vedere chi passava per strada senza essere visti); anche queste finestrelle sono presenti in ruderi della zona del Pianello e di Pagan.
Un’altra località interessante per le caratteristiche abitazioni che vi si trovano è quella che comprende via Cresta, via S.Rocco, via Gattego, via Ravina e via S.Rocchino.
Altre interessanti costruzioni si trovano alle pendici del M.Giugo in loc.Ginaro e in loc.Musanega.
In quest’ultima prendendo da via della Gaigiana via M.Giugo si arriva presso una grossa costruzione su 3 piani che porta come data di costruzione il 1825; è la casa nota come ‘Cà Checchin de Giugu’ già proprietà dei Marchesi Cattaneo; al piano terra sono ancora conservate le stalle e dietro ad esse il vano con il fuoco per la cucina.



 

TOPONOMASTICA. I NOMI DELLE LOCALITA’.
La toponomastica, attraverso lo studio dei nome delle località, permette spesso di rintracciare l’origine storica dell’interesse umano per un territorio.
Nel nome di un luogo si possono trovare diverse indicazioni: ci può essere una descrizione fisica della zona (es.Cianellu), oppure il nome di una famiglia che vi ha abitato (es.Penco), o ancora un’attività storica svolta in quel luogo (es.Gaigian-na).
Spesso una località fu frequentata solo in un certo periodo storico e mantiene, tramandato dalla tradizione orale, il nome avuto in quel periodo (es.Carbonara).
La maggior parte dei nomi tuttora usati risalgono al Madio Evo, periodo in cui le zone montane furono assiduamente frequentate.
Particolare interesse riveste per i toponimi il ‘Libro del Catasto del Comune di Nervi’ del 1798, redatto durante il periodo napoleonico per fini fiscali; fino a quella data nei comuni non esistevano né nomi di vie, né ovviamente numeri civici per cui ogni singola casa o struttura era indicata con il nome di una località. Sant’Ilario purtroppo non ha conservato questo catasto; ma sono conservati all’Archivio di Stato tre carte catastali del 1880, fatte ovviamente a mano e molto circostanziate, che però riguardano solo al zona mare e la prima collina.
Molto interessante è invece il ‘Catasto dei terreni’ datato 1942 (quando già il comune di Sant’Ilario era inglobato in quello di Genova), diviso in 8 fogli molto particolareggiati, che sembra riportare molto fedelmente gli antichi toponimi del catasto ottocentesco.

AGEI
Sentiero montano che si snoda sotto la Serra di Musanega verso Bogliasco.
Nonostante il suo attuale abbandono è considerata una via antichissima tanto che si presume avesse una certa importanza in epoca romana.
L’origine del nome è stato oggetto di varie interpretazioni anche un po’ stravaganti.
Secondo il Poggi A-gea indicherebbe il suolo o la parte bassa di un rio; secondo una teoria che definirei azzardata del Micosi, in questo luogo, nell’antichità si venerava la Dea del silenzio e delle attività coraggiose Agenoria.
Qui doveva sorgere un tempio per le offerte di vittime onde ottenere (agere in latino) il felice esito di un’impresa bellica.
In effetti il nome potrebbe derivare da ‘aggere’ che presso i Romani indicava l’argine di terra per fortificazioni formato dalla terra smossa di un fossato.
BOLASCO
Rio che scorre dopo S.M.Maddalena particolarmente conosciuto per le sue fonti; da esso partiva l’acquedotto più antico di S.Ilario (quello della Zonchetta).
Il nome ha una radice che richiama il latino ‘boletus’ (fungo) ed effettivamente la zona è conosciuta come ricca di funghi.
Molto interessante è il ponte sul rio che scorre dopo S.M.Maddalena costruito con enormi massi; sotto al passaggio, sul rio, vi sono tracce di una vecchia cava; sopra al ponte sorge una fontana.
Il rio è attraversato più in alto da altri 2 sentieri.
CALCINARA
Si tratta di un lungo sentiero che parte poco sopra S.Rocco e prosegue in piano inoltrandosi in una zona a macchia.
La via è percorribile fin sopra lago Scuro e, dopo aver passato il Bosco Tagliato, si ferma presso una fonte.
In questo luogo, chiusa da un cancello di ferro, vi è una fessura nella parete rocciosa da cui sgorga una sorgente.
Da qui in poi la via diventa impercorribile anche se le cartine la fanno continuare fino ad alcune caselle.
Il nome indicherebbe che la zona è stata frequentata per ricavare calcina da costruzione; tuttavia oggi non sono rimasti indizi precisi di tale attività.
CAMPO(rio e valle)
Piccolo rio che scende a precipizio dalla Fontanaccia
CANASCRA
Toponimo menzionato nel catasto del 1798.
Gruppo di case e di ville posto all’incrocio tra via S.Ilario e via D.Somma.
Prende il nome da un piccolo fossato che l’attraversa.
Poco verosimile sembra la tesi del Pastorino secondo cui il termine ‘ascre’ definirebbe in dialetto ligure una pianta selvatica (Asclepias in latino, Hoya carnosa nome scientifico) che vegeterebbe sul greto del rio.Nel 1798 il ‘Catasto del comune di Nervi’ segnala la presenza di un frantoio.
Nella località sono segnalate alcune grotticelle.
CANNA(fosso)
Fossato sul confine con il comune di Bogliasco, sopra la zona della Liggia.
CANTALUPA
Zona di confine col comune di Nervi compresa tra la Costa di Cantalupo e via a Santa Maria Maddalena; attualmente occupata da stalle per cavalli.
CANTALUPO
Costa pietrosa con qualche casa ed alcune cascine che sale da S.Rocco alla Serra dei Boschi.
La tesi del Pastorino, che farebbe derivare il nome da ‘Cantu du lu’ ossia ‘Angolo del lupo’ in cui ‘lupo’ indica non l’animale ma un attrezzo difensivo medioevale che indicherebbe la presenza di un antico bastione difensivo, è piuttosto aleatoria.
In ogni caso il toponimo è diffuso in tutta la Liguria.
Sulla costa di Cantalupo sono riconoscibili i ruderi dell’antica osteria del Bersagliere.
CAPURRO(rio e valle)
Piccolo rio che sfocia nel Lentro.
CARBONI Fossa dei
Il termine fossa si riferisce al fatto che la località sorge tra 2 dossi.
Carboni è un‘antica famiglia originaria del luogo.
CATTANEO
Indica alcune costruzioni rurali sotto il M.Giugo a 332m. di altezza.
CHIAPPARE
Gruppo di case rurali e di cascine con campi coltivati posti in vicinanza del viadotto autostradale.
Il toponimo indica la presenza storica di qualche cava.
CHIAPPE o CIAPPA'
Località al confine con il comune di Bogliasco tra Spriscina ed il piano della Signora.
CHIAPPE NERE
Si trova tra la chiesetta di S.Rocco ed il Torrente Nervi.
Il nome deriva da alcuni grossi scogli scuri che sorgono nei pressi di piccole stallette.
CIAN DU LUGU
Piccolo pianoro nel bosco poco distante dalla Crocetta
CIANESI Loc. e Monte (m.582) detto anche CIANESSI
Estremo lembo orientale di S.Ilario che si estende tra Gaigian-na e il M.Cordona.
E’ una zona impervia da cui scende il rio Leccada che mostra alcuni segni di terrazzamenti.
CIAZE o int’i Ciassi
Piccolo fosso quasi sempre in secca che si incontra tra la Serra di Musanega e Musanega.
COOMAGGI
Zona boscosa e scoscesa sul versante nord del M.Croce.
CORDAZZA
Cima erbosa posta tra il M.Croce e il M.Cordona adibito in passato a pascolo.
CORDONA Monte (m.803)
Monte di importanza fondamentale per i suoi pascoli (il termine popolare per indicarlo è le ‘prè’ cioè i prati) e per la mulattiera che salendo alla sua cima permetteva una rapida comunicazione con l’entroterra e inoltre per le sue fonti (la Fontanaccia) da cui fu costruito il primo acquedotto di S.Ilario.
Da alcuni scavi archeologici eseguiti negli anni ’80 in Loc.Nasoni sulle pendici del monte a m.750 e in comune di Bogliasco sono stati ritrovati utensili del Paleolitico Medio ed altri reperti riconducibili al Mesolitico.Altri reperti sono riconducibili all’epoca imperiale romana.
La pineta che oggi, seppur ridotta, ricopre la sua sommità fu opera di un rimboscamento di inizio ‘900.
All’interno di questa pineta, percorrendo via del Comunetto, poco sopra il punto in cui si attraversa il rio Costalunga, si trova la Tan-na du Santu (vedi cap.grotte).
COSTALUNGA
E’ una stretta valletta di difficile accesso che scende a strapiombo dal versante occidentale del M.Cordona che costituiva il confine con l’ex comune di Nervi..
Il suo alveo presenta anfratti e fessure di natura carsica.
COSTIGLIOLO DEL MORO
Zona a bosco impervia che scende a nord del monte Croce.
CREESE
Località e via tra la Fontanaccia e il Lentro
CROCE Monte (m.785) e valle
Monte che segna il confine con il comune di Nervi; molto spoglio ed imprervio sullato sud; ricoperto da un bosco di castagni a Nord.
CROCETTA
Toponimo generalmente usato per indicare un luogo dove si incontrano due mulattiere; in questo caso si tratta della mulattiera che sale dalla Serra dei Boschi che qui incrocia quella proveniente da Musanega.
In questa località vi sono diversi segni di passate attività umane: in particolare salendo da Musanega sulla sinistra si notano diversi terrazzamenti e sopra la mulattiera in prossimità del passo vi è un luogo dove sono state cavate pietre probabilmente usate durante la costruzione dell’acquedotto.
Sempre in questo luogo vi è una fonte molto conosciuta.
CUNEI DI CAMPOPIANO
Zona sottostante la cima del Monte Croce
CUPALLI o COPPALI
Questo toponimo, riportato come Coppali nella carta catastale, è ben conosciuto dalla tradizione orale.
Indica una località posta tra il rio Costalunga ed il rio Seggioni contraddistinta dalla presenza di numerose stallette tuttora utilizzate per il ricovero del bestiame.
Molto interessante è una carbonaia perfettamente circolare che fu sporadicamente utilizzata ancora durante la seconda guerra mondiale.
Il termine viene usato anche per indicare un piccolo bosco di castagni.
ERZE’
Zona di confine con il comune di Nervi nei pressi del ‘beo’ di Gattego.
Nel catasto Napoleonico del 1798 compariva come Verge; toponimo che indica un argine per creare un piano in un luogo scosceso.
FEXA’
Zona prativa indicata tra il rio Seggioni ed il rio Costalunga.
FONDACHE
La località è indicata tra la confluenza del rio Campopiano e quella del rio Bolasco sul T.Nervi.
Un lungo sentiero parte da sotto la Serra dei Boschi, attraversa il Bosco Tagliato e scende al R.Bolasco, lo supera e su selciato in abbandono prosegue fino al T.Nervi in una zona impervia, sopra una grande cascata.
In questo luogo, sul versante destro del torrente, sorge una piccola casella con fasce.
Probabilmente il nome sta’ ad indicare una zona bassa, incassata tra i monti.
FONTANACCIA
Sentiero che si stacca dalla mulattiera del M.Cordona ed entra nella pineta che porta lo stesso nome.
Il toponimo fa riferimento ad una fonte molto conosciuta da cui nel 1882 fu fatto partire l’acquedotto della scuola Agraria.
FONTANA SCURA (Valle e rio)
Rio che traccia il confine del comune di Sant’ilario con quello di Sori; estremo lembo di nord.est del territorio di Sant’Ilario.
FONTANINO
Stretta via che si stacca all’altezza del primo tornante di via S.Ilario e conduce ad un fossato dove sorge una fonte un tempo molto utilizzata.
E’ una via anticamente (forse Romana?) molto frequentata per comunicare con Bogliasco.
FOSSO GRANDE DELLE ANIME
Indica il tratto superiore del corso del T.Nervi, dalle sorgenti al Rio Costalunga.
Lo troviamo indicato nella mappa comunale di Nervi del 1907.
FUNDAGHE
Zona soprastante il torr. Nervi coperta di macchia e con molte sorgenti.
FUNDEGA(valle e rio)
Piccolo rio che sfocia nel Lentro.
GAGGI
Sentiero che porta dalla Serra dei Boschi al Rio Bolasco.
Per l’analisi dell’origine del nome vedere Gaigian-na
GAIGIAN-NA
Toponimo usato per indicare sia La Crocetta che la zona soprastante, lungo la mulattiera che sale al M.Cordona, dove sorge il rudere di una stalletta ed il terminale di una teleferica.
Questo nome è molto diffuso in tutta la Liguria.
Ci sono due versioni sulla sua origine.
Il termine potrebbe avere un’origine germanica derivando dal vocabolo ‘gahagi’ che, in epoca longobarda, indicava un terreno riservato.
Ma viste le caratteristiche del luogo è più verosimile che derivi da ‘gaggie’, vocabolo indicante un antico attrezzo di corda e travicelli che serviva per formare un fastello di fieno (massu); la zona della Gaigian-na era proprio utilizzata per la fienagione ed il fieno era trasportato a valle dalla teleferica che partiva da questo luogo ed è naturale supporre che il toponimo sia originato da questa attività.
GALETTO (Rio e Valle)
Piccolo rio che sfocia nel Lentro.
GATTEGO (Fossato e via)
Fossato che scende dalla zona della Fossa dei Carboni fino al mare nei pressi dei Bagni Comunali.
Il fossato dà il nome alla via che lo costeggia ed indica una serie di abitazioni molto antiche che sorgono sotto la costa di San Rocco.
Lungo questo fossato correva il confine tra il Comune di Sant’Ilario e quello di Nervi; il fossato è stato parzialmente coperto (fino a via Somma D.) nel XIX°sec.
GINNARA o GINNA
Sono le ultime case sotto i contrafforti del M.Giugo; il termine deriverebbe dalla voce dialettale ‘Ginna’ (Gino) che probabilmente riprende il nome di qualche abitante del posto.
Sulla carta catastale 1942 appare anche un S.Gennaro sistemato nella parte alta della collina probabilmente nella zona dove sorgono alcune piane con caselle e cipressi.
GIURPE (valle e fossato)
E’ un fossato che scende dalla zona del cimitero, traversa via dei Tre; prosegue sotto via Somma Donato; passa poi nella zona delle serre, sormontato da un piccolo ponte ; dall’Eden piega poi verso levante fino alla spiaggetta di Capolungo.Il termine significa ‘volpe’.
GIUGO Monte m.487
E’ la collina su cui sorge S.Ilario.
La radice del nome è simile a quella di tanti altri monti liguri; Giugo - Giogo - Giovo indicano tutti monti attraversati da sentieri.
LASTREGO
L’antico nome era ‘via du Lastregu’ che indicava il fondo lastricato della via.
LAVEGA
Piccolo rio che sfocia nel Lentro.
LAXI
Zona con campi ed olivi sopra la strada per Sessarego
LENTRO
Torrente che segna il conine tra il comune di Sant’Ilario e quello di Bargagli.
LIGGIA
E’ la zona marina di Sant’Ilario al confine con il comune di Bogliasco. L’attuale Via Biogliasco anticamente si chiamava via della Liggia
La ‘liggia’ indica come termine proprio il ‘lido del mare’.
LECCADA Rio e valle
Fossato quasi sempre in secca che scende dal versante orientale del M.Giugo e si getta nel R.Burchi.
LO CONNIO
Località oggi sconosciuta; è tuttavia riportato sul libro ‘Studi di etnologia e dialettologia ligure’ (1983) come luogo dalle seguente caratteristiche: ‘villa domestica ficuata vineata et altri alberi arborata’ data in locazione dal Reverendo Gio Stefano Fascie nel 1707.
MARSAN
Insieme di abitazioni poste tra il cimitero e la Fossa dei Carboni.
Il nome deriva dall’antica famiglia originaria del posto ed è indicato come quartiere di S.Ilario nel Dizionario degli Stati Sabaudi del 1854.
MOFFI o NOFFI (zona e via)
Oggi la via è denominata via Noffi; tuttavia nella carta del 1942 è indicata come via e zona dei Moffi; si tratta di terreni e case sparse intorno al ’beo’ di Gattego.
MURTA Pian della
Costone montuoso che sovrasta l’abitato di Sessarego dove sorge la più imponente e ben conservata opera di fasce e muri a secco dell’intero territorio.
Il nome deriverebbe dalla presenza di piante di mirto.
MUSANEGA
Località all’estremo confine orientale del nostro territorio, sulle pendici del M.Giugo.
Vi sorge un grande casone isolato circondato da bei terrazzamenti con interessanti muri a secco ‘a cutellu’, un pergolato ed un pozzo.
Potrebbe trattarsi di un toponimo fondiario risalente ad epoca romana e derivante dal gentilizio ‘musius’
NOFFI
Vedi ‘Moffi’.
PAGANO
Via di confine con il comune di Bogliasco che prende il nome da famiglie qui residente.
PANISCIOLI
Confluenza del rio Carega col Torrente Nervi presso Molinetti (in comune di Nervi).
PENCO
Il nome deriva dall’antica famiglia che qui possiede case e terreni.
Penco è menzionato dal ‘Dizionario degli Stati Sabaudi’ (1854) in cui S.Ilario veniva diviso in 3 quartieri: Penco, Marsano e Piana.
PIANELLO (Cianellu)
Zona con insediamenti sparsi circondata da fasce ed olivi sotto la Serra di Musanega.
Nominato in un atto notarile del 1528 del notaio De Franchi Promontorio come ‘loco ubi dicitur Ihanello).
PIANELLI (Rio e valle)
Piccolo rio che sfocia nel Lentro.
PIANI (valle dei)
Piccolo rio che sfocia nel Lentro.
PIANO DELLA MUSICA
Località dopo il Rio Bolasco, prende il nome da una casetta e alcune fascie.
In pratica delimita l’alto corso del T.Nervi disseminato di piccoli laghetti rocciosi.
Da verificare se il nome possa derivare dall’uso ludico che si faceva del luogo durante la fienagione..
In particolare dopo il taglio del fieno il comune di Nervi vendeva il fieno con un’asta pubblica che si teneva sul posto accompagnata da una festa campestre.
PIAZZE(rio)
Piccolo rio che sfocia nel Lentro.
PINERA
Indica la pineta che sorge poco sotto la Serra dei Boschi.
POGGETTO
Zona ad oliveto che si estende sotto la Serra di Musanega fino al ‘Cianellu’.
POSA NEUA
Indica la zona dove sorgeva la scuola elementare.
Credo fosse un po’ il centro amministrativo del comune di S.Ilario.
Il termine ‘posa’ stà ad indicare un luogo di sosta lungo la mulattiera.
Alla Posa Neua un tempo sorgeva un’osteria frequentata dai mulattieri che lasciavano i loro muli a bere e mangiare dove attualmente ci sono alcune panchine e sotto i lavatoi.
Nella ex scuola aveva sede il Comune e, probabilmente, poco sotto sorgeva una costruzione sormontata da una torre di guardia.
POZZA SCAGGE (rio e valle)
Piccolo rio che scende a precipizio dalla Fontanaccia
POZZO DEL MERLO
Località indicata sul versante nord del Monte Croce tra il Rio Scaglia e il rio Coomaggi.
PRE
Termine usato per indicare la sommità del M.Cordona.
Sebbene attualmente il luogo sia ricoperto da una pineta prima del 1900 era una zona prativa.
Il termine ‘prè’ è diffuso in tutta la Liguria proprio per indicare luoghi atti alla fienagione ed al pascolo.
RAVANO(pian di) o CIAN DE RAN
Zona soprastante il Poggetto che comprende numerose case tradizionali e diverse ampie fascie (da qui il termine cian); Ran o Ravano potrebbe essere una famiglia qui residente.
REMEDI
Termine riportato dalla CTI nella zona compresa tra la Liggia e Pagana;vi sorgeva una cappella nel 1863.
RIGA (valle della)
Piccolo rio che sfocia nel Lentro.
ROERO
Località denominata ’Antica Località del Roero’ posta tra Via Roveti (prima via Roero) e il Fosso morto della Chiesa (fossato che scorre sotto la chiesa di S.Nicolò).
Di proprietà della Mensa Parrocchiale fino al 1930.
ROMANA DELLA CROSA
E’ un tratto di mulattiera che sale dalla Gaigian-na al M.Cordona; è una mulattiera molto antica lastricata per intero con grandi lastre di pietra.
RUETTE (Le)
Zona impervia e molto in pendio nella parte superiore della Fontanassa.
S.ROCCHINO
Antiche abitazioni poste tra S.Rocco e S.Ilario; il nome deriva da un’edicola dedicata al santo.
Il luogo è menzionato nel ‘catasto’ del 1798.
Vi sorgeva un tempo il Pozzo degli Oliva, fontana assai usata in passato.
S.ROCCO
Nucleo di antiche case che sorgono intorno alla chiesetta Probabilmente l’insediamento ebbe origine nel medioevo quando, durante le pestilenze, qui sorgeva un lazzaretto.
SASSOLUNGO
Ripida scalinata che sale sopra alla chiesa lungo un costone roccioso da cui prende il nome.
SCAGLIA(valle e rio)
Valle e rio sottostante il versante nord del Monte Croce.
SEEPE
Zona limitrofa al Torrente Lentro sul versante nord del M.Croce.
SEGGIONI
Zona molto conosciuta nella tradizione popolare che comprende una vasta area tra il R.Bolasco ed il R.Costalunga al centro della quale sorge un castagneto.
Il nome di questo luogo deriverebbe direttamente dal latino ‘seges’ cioè campi coltivati.
‘Sotto i Seggioni’ indica invece una casella posta sotto il boschetto e sopra la mulattiera che scende da S.M Maddalena; questa casella reca un’edicola con Madonna datata 1908; l’ultimo restauro della casella, davanti a cui sorge un pozzo, è datato 1979.
Le fasce sono interessanti perché rappresentano un’isola di terreno coltivato in mezzo ad un territorio a pascolo. Sotto alla casella c’è un grosso intaglio nella roccia dovuta ad una vecchia cava.
SERRA DEI BOSCHI o di CANTALUPO
Luogo conosciuto dove passa la mulattiera del M.Cordona e dove sorgeva un’antica osteria; vi era anche un campo da calcio oggi inglobato in una proprietà privata dentro a cui è stato realizzato un allevamento di bestiame.
Il termine ‘serra’ indica un luogo che chiude una valle; le 2 serre che sorgono ai lati opposti del M.Giugo erano lo sbocco delle mulattiere che scendevano dall’interno al mare.
SERRA DI MUSANEGA
Indica un insellamento a quota 270m. dove si trovava il punto di arrivo della teleferica del M.Cordona; anche qui sorgeva un’antica osteria chiusa nel 1990, importante punto di ristoro lungo la mulattiera del M.Cordona.
Nella località era stata posta una croce in legno della quale oggi resta solo il basamento.
SGUARGE’ o loc.SGUARZE’
Rio e loc. in prossimità del torrente Lentro.
SPRISCINA
Gruppo di case che sorgono sopra la Liggia al confine col comune di Bogliasco.
TASSO
Zona che comprende abitazioni sparse sopra alla chiesa e prosegue fin sotto la Serra dei Boschi.
Prende il nome da antiche famiglie che vi abitano.
VACCA(rio e valle)
Piccolo rio che scende a precipizio dalla Fontanaccia



 

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